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Economia
L’inflazione zero e il costo delle mele
8 ottobre 2017

Quasi non ci stiamo accorgendo di vivere uno stato di grazia a cui non siamo mai stati abituati: negli ultimi anni, i prezzi delle merci che acquistiamo sono rimasti sostanzialmente invariati. Ci possono essere oscillazioni – soprattutto nel costo dei carburanti –; una stagione le zucchine saranno più o meno care di quella precedente… Ma la spesa tutto sommato è sempre la stessa: ciò vuol dire che si riesce a parametrare meglio le proprie risorse rispetto ai bisogni. Questo guadagno, questo spendo: cosa che, in epoca di inflazione (magari sostenuta), non si riesce a fare, con la capacità d’acquisto erosa di mese in mese.
È anche vera l’altra faccia della medaglia: anche retribuzioni e pensioni sostanzialmente sono rimaste inchiodate. Nei contratti collettivi non si parla quasi più di aumenti salariali; lo Stato ai suoi dipendenti dice ogni giorno: ringraziatemi che vi faccio lavorare; gli autonomi stanno solo ora risollevandosi un po’ da una crisi che ne aveva fiaccato le entrate per anni.
Ma tutto sommato la vita è più semplice. L’inflazione zero non piace assolutamente (e a ragione) agli economisti: significa encefalogramma piatto per l’economia stessa. L’inflazione “sana” è ritenuta quella che si attesta attorno al 2%: bassa da non incidere nella vita di tutti i giorni; comunque esistente e certificante un’economia vitale, che cresce e vende i propri prodotti.
Rischia di essere (per gli economisti) un sogno a lungo termine, e non solo in Italia. I cambiamenti epocali che stiamo vivendo porteranno ad un continuo contrarsi dei prezzi: già oggi si vola a prezzi con cui un tempo si imbarcava una valigia; l’e-commerce sta massacrando i negozi fisici e i loro ricarichi; le varie leggi sulla concorrenza impediscono il più possibile i monopoli; le novità tecnologiche stanno spostando l’attenzione collettiva dalla proprietà al noleggio, dal “mio sempre” al “mio quando ne ho bisogno”. E chiaramente ciò abbatte il costo di molte cose.
Se tuttavia non avvertiamo molto questo stato di grazia, se invece abbiamo la sensazione di un lento impoverimento collettivo, ciò è dovuto ad un fenomeno che riguarda soprattutto le nuove generazioni, che – se lavorano – guadagnano molto meno dei loro genitori. Che a loro volta si ritrovano i figli “a carico” per troppi anni.
La mela costerà sempre uguale, ma con 800 euro al mese non te ne compri tantissime.

Nicola Salvagnin

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