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I dati Eurostat
La sfida globale è formare al lavoro
6 ottobre 2017

Ormai parliamo di un mondo del lavoro inserito in un processo produttivo 4.0. Per rispondere alle sue nuove necessità serve una formazione diversa dal passato, forse meno specializzata e più dinamica in modo da saper cogliere opportunità variegate. C’è il forte rischio che sistema economico e sistema educativo non siano in sintonia. I primi a pagarne il prezzo sarebbero (e sono) i giovani.
Un sistema educativo ha bisogno di rispondere alle esigenze delle persone, che devono potersi orientare nel mondo in cui vivono, e alle esigenze della società, che cerca continuamente le condizioni di un suo equilibrio, oggi più che mai. Allo stesso tempo la scuola è anche il luogo dove si preparano le nuove professionalità e i nuovi lavoratori, in modo che ognuno possa essere autonomo nel provvedere alle sue necessità.
Emergono però due segnali che mostrano la difficoltà di rispondere alla sfida formativa: alcune analisi sociali mostrano che anche nei paesi più industrializzati molti non concludono i loro percorsi formativi e, poi, che tanti cittadini hanno un’immagine di scuola che non risponde alle esigenze attuali.
I dati Eurostat evidenziano ancora un’ampia porzione di giovani usciti troppo presto dal circuito formativo. Nel 2016 gli “early school leavers” sono in media intorno al 10,7% nell’UE, ma alcuni paesi come la Spagna o la Romania sono oltre il 18% e anche l’Italia non scende sotto il 14%. Un fenomeno che coinvolge più i ragazzi che le ragazze e che preoccupa molto. Perché in uno scenario dove la conoscenza è un fattore determinante per usufruire delle opportunità di vita, non terminare gli studi può essere un grave fattore che conduce alla disoccupazione e alla esclusione sociale.
Inoltre una ricerca del Pew Research Center mostra come una buona parte della popolazione dei paesi con un’economia avanzata abbia ancora una visione tradizionale degli obiettivi del sistema scolastico. Quando si chiede cosa dovrebbe insegnare la scuola agli studenti il 42% degli statunitensi e degli italiani, il 48% dei giapponesi, il 51% dei francesi e degli inglesi dichiarano che è più importante trasmettere competenze di base e incoraggiare la disciplina. Invece un’altra porzione della popolazione, tra cui il 48% per gli Usa, il 41% per l’Italia, il 47% per il Giappone, il 42% per la Francia e appena il 37% per l’UK, sostiene che l’istruzione dovrebbe essere creativa e critica in modo da permettere la formazione di un pensiero indipendente. La ricerca ci mostra un’opinione pubblica spaccata a metà che molto probabilmente non faciliterà l’avvio di percorsi di studio innovativi.

Andrea Casavecchia

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