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S. Eusebio Papa
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La lettera
L’autonomia esiste se c’è il pluralismo
10 agosto 2017

Caro Direttore, abbiamo ricordato recentemente la bella esperienza di Valerio Manfrini, che ci ha lasciato nelle scorse settimane, e tu in particolare hai valorizzato la sua battaglia autonomista (il Consorzio del Lodigiano, la Provincia ecc.) che si avvaleva di una rete di relazioni che Manfrini aveva costruito. Quella battaglia per il Lodigiano fu fatta su progetti (il Piano Territoriale-primi in Italia, l’unificazione e la riorganizzazione delle tre Asl, il No alla centrale a carbone di Tavazzano ecc.), fu davvero una battaglia “autonomista” che seppe utilizzare e valorizzare il contributo di tutti, parlamentari, consiglieri regionali, Sindaci, forze sociali e politiche ed anche se le maggioranze non comprendevano tutti, si cercavano le forme e le mediazioni intelligenti per far valere gli interessi del territorio.
Manfrini, in particolare, pur avendo convinzioni politiche forti, trasmetteva (anche fisicamente) ai suoi interlocutori un bisogno di ricerca, di approfondimento che esaltava il ruolo degli amministratori e la loro autonomia, distinguendolo da quello dei partiti. In sostanza: fra gli amministratori c’era dialogo pur fra differenze inevitabili che non impedivano azioni comuni. Ed era un tratto di modernità.
Oggi la situazione è completamente diversa, le culture politiche sono più radicali (in apparenza, perchè poi diventano inutili lamenti), ognuno procede allineato al proprio partito, i partiti sono più deboli e le loro azioni sono molto propagandistiche. L’iniziativa politica, la capacità di elaborare proposte che si confrontino con realtà esterne, stenta ad emergere. Ne riflettevo nei giorni scorsi: fu l’ex-Pci a proporre (fine anni ‘80!!) un’azienda consortile (che definimmo “energetica”) sia per raccogliere e trattare i rifiuti, che per incentivare forme di risparmio energetico. Ricordo che le aziende che trattavano rifiuti nel Lodigiano erano una ventina, tutte esterne al territorio, tranne l’Astem, ovviamente. Dopo quasi trenta anni, leggere che la SOGIR, che vorrebbe riprendere questa funzione consortile, affermatasi in molti territori, rischia di essere “un baraccone”, lascia esterefatti.
Oggi sono i Sindaci che si consorziano con 4 o 5 Comuni per esercitare questa funzione. Farlo con tanti Comuni non sarebbe meglio? Si avrebbero economie di scala che potrebbero influire sulle tariffe e la qualità del servizio avendo cura ad evitare “nuove rendite”, ma, al contrario, qualificando l’azione pubblica che può anche avvalersi di competenze imprenditoriali private (nel settore dei rifiuti i consorzi di imprese sono diffusissimi).
Che la Sindaca di Lodi Casanova voglia riflettere mi pare opportuno, anche se il tema ha avuto trenta anni di discussioni e una decisione, per la città di Lodi, è stata assunta e io continuo a pensare che le differenze politiche possano esprimersi e non mancheranno le occasioni per mostrarlo, ma serve anche “continuità amministrativa” soprattutto su un tema, quello dei rifiuti, che vede fra gli amministratori culture convergenti, come conferma l’intervista all’assessore all’ambiente di Lodi. Oggi, dopo l’avvento della Lega a Lodi, non c’è più nemmeno l’alibi che si sussurrava, quello di fare consorzi o società, magari utili, ma poi “in mano al PD”.
Quello che è in discussione va al di là di Sogir, o il Consorzio per i Servizi alla persona o le nuove disposizioni della Regione Lombardia per la gestione dei malati cronici, ma tocca la capacità del Lodigiano di lavorare insieme almeno e soprattutto con i suoi amministratori che, pur con valutazioni diverse sui problemi, non dovrebbero rinunciare a mediazioni e a innovazioni intelligenti.
Ed anche a un rispetto reciproco perchè se a un documento di 37 Sindaci sul tema dei migranti, si replica che é “una barzelletta” anziché entrare nel merito con argomenti, si indebolisce quella coesione che è la base di ogni processo di autonomia locale.
E le domande divengono poi obbligate: Regione Lombardia (e la Lega in particolare) vuole un referendum sull’autonomia per fare che?
Come si declina l’autonomia che dovrebbe affermarsi? È credibile, quando a livello locale non si riesce a lavorare insieme su servizi elementari, dai rifiuti agli interventi sociali?
È credibile, quando da anni non si riesce minimamente ad aprire una discussione sulle società regionali, a proposito di “carrozzoni”, che sono una Regione nella Regione senza obbiettivi strategici che motivino le loro funzioni?
In sostanza: non metto minimamente in discussione le posizioni politiche di questo o quel partito, ma l’autonomia istituzionale esiste se c’è pluralismo, rispetto reciproco e voglia di trovare convergenze innovative fra amministratori.
E ce lo dicono le emergenze gravi quotidiane: dagli incendi che ogni anno si ripetono, dalla crisi idrica o dalle alluvioni, agli effetti della crisi climatica che richiedono, tutti, un lavoro sistemico e comune. Ovvero il metodo di Manfrini: analizzare un problema, capire le posizioni dei diversi attori e trovare sintesi comuni. Senza pluralismo, non ci sarà autonomia.

Gianni Piatti

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