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Referendum del 22 ottobre: alcuni dubbi
9 agosto 2017

Caro direttore, è difficile non sentirsi presi in giro dal referendum lombardo del 22 ottobre. Perché è inutile. Perché è per giunta costoso. Soprattutto, perché è stato annunciato come un decisivo balzo verso l’autonomia della Lombardia, mentre in realtà rappresenta un clamoroso passo indietro rispetto alle trionfali promesse con cui nella campagna elettorale del 2013 Maroni aveva garantito che avrebbe riportato “a casa” 54 miliardi di euro di “residuo fiscale”, vale a dire la differenza tra quanto i lombardi versano in tasse al fisco e quanto lo Stato reinveste sul territorio in servizi e opere pubbliche. Ovviamente Maroni si guarda bene dal ricordarlo e dall’ammettere che ha fallito, se mai ci ha provato. Così, non solo non ha recuperato un euro di quei 54 miliardi, ma ne spende 46 milioni (di tutti noi) per far partire con i fuochi d’artificio la sua campagna per le elezioni regionali del prossimo anno. Nel frattempo, Maroni ed il centrodestra lombardo si dimenticano del vero “residuo fiscale” che viene sottratto alle nostre comunità, quello dell’addizionale regionale all’Irpef, un prelievo di 2,3 miliardi di euro all’anno, che ritorna nelle città e sui territori solo in minima parte e senza nessuna chiarezza sulle scelte di spesa, a differenza dell’addizionale comunale, che oltre ad essere circa 2,5 volte più “leggera”, resta sicuramente “in casa”, permettendo ai cittadini di giudicare se queste risorse vengono impiegate bene o male.
In realtà, una quota prevalente dell’addizionale Irpef regionale (circa 1,9 miliardi su 2,3) finisce in spesa sanitaria, sommandosi ai circa 17 miliardi di euro all’anno stanziati a questo scopo dallo Stato. Non si tratta di mettere in discussione l’eccellenza e l’efficienza della sanità lombarda, ma il contributo che viene richiesto ai cittadini per finanziarla è clamoroso, tra fiscalità generale, prelievo regionale aggiuntivo, ticket e tariffe. Anche al netto della quota destinata alla sanità, il “residuo” dell’addizionale regionale all’Irpef resta comunque molto consistente, quasi 400 milioni di euro prelevati dalle comunità locali, che però non ritornano alle comunità stesse con meccanismi chiari di riparto, che tengano opportunamente conto anche di criteri di mutualità a sostegno delle comunità più fragili, ma garantiscano in ogni caso adeguati reinvestimenti sui territori delle risorse prelevate dai territori. In concreto: per la città di Lodi, che produce un gettito di addizionale Irpef regionale di circa 11 milioni di euro, significherebbe disporre di quasi 2 milioni di euro all’anno da reinvestire in servizi e lavori! Prima di rivendicare “restituzioni” dallo Stato, la Lombardia dovrebbe quindi riequilibrare la redistribuzione sui territori delle risorse che riscuote direttamente dai cittadini lombardi. E’ questa la vera sfida che attende il prossimo presidente della Regione ed è su questo impegno che potranno essere misurate le proposte dei candidati: il “federalismo dei territori” passa da qui, da un punto concreto e realizzabile, non da fantasie miliardarie che si sono rivelate fallimentari.
Ecco perché i costi elevatissimi di un referendum inutile, che non ci farà ottenere nulla in più rispetto a quanto la Costituzione già consente senza bisogno di “plebisciti”, appaiono uno spreco. Credo allora che sia indispensabile saper distinguere tra il consenso all’avvio di un negoziato con il Governo per il riconoscimento alla Lombardia di maggiori competenze su alcune materie (che nessuno mette in dubbio, tanto è chiaro e diffuso) e la contrarietà all’uso strumentale e propagandistico dell’istituto referendario.
La domanda di decentramento amministrativo e di autonomia decisionale su alcuni temi è sicuramente sostenuta dalla prevalente maggioranza dei lombardi, senza bisogno di trovarne conferma in un voto di cui Maroni si è già intestato il merito e la paternità.
Ricordando, peraltro, che se la Costituzione riconosce questa possibilità alla Lombardia (come a ogni altra Regione a statuto ordinario) è grazie alla riforma voluta nel 2001 dal centrosinistra e approvata a grande maggioranza dagli italiani con un referendum confermativo (quello sì necessario e indispensabile). La partecipazione è un valore che non ha prezzo, se consente attraverso la libera espressione di un voto di determinare scelte e raggiungere risultati concreti.
È già chiaro che il 22 ottobre non accadrà niente di tutto ciò.

Fabrizio Santantonio, segretario provinciale Pd del Lodigiano

Con questo intervento del segretario provinciale del Pd del Lodigiano “Il Cittadino” apre il dibattito sui contenuti del referendum regionale del prossimo 22 ottobre. Quanti volessero intervenire, facciano pervenire i loro contributi all’indirizzo f.pallavera@ilcittadino.it

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