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Tutto a settembre
Le emergenze non vanno in vacanza
7 agosto 2017

Se l’attività parlamentare si ferma per la pausa agostana, la politica no. Non soltanto perché non si arrestano il dibattito e le polemiche tra i partiti e i loro leader, ma soprattutto perché i problemi da affrontare e le emergenze da gestire non vanno in vacanza. Per il governo si prevede un agosto rovente, e non per le temperature record. Alla ripresa, poi, lo attende il passaggio cruciale di questo ultimo scorcio di legislatura: la legge di bilancio, su cui naturalmente si sta già lavorando. Senza trascurare i problemi più urgenti – dalla questione migranti all’emergenza siccità – è stato il Capo dello Stato a gettare lo sguardo sui prossimi mesi. Lo ha fatto approfittando della “cerimonia del ventaglio”, il tradizionale appuntamento di saluto con la stampa parlamentare alla vigilia della pausa estiva, che diventa sovente occasione per bilanci e prospettive. Le sue parole saranno utili da rammentare in quel semestre che manca alla scadenza naturale della legislatura, come ha evidenziato lo stesso Mattarella, quasi a soppesare un tempo che pur essendo breve è tuttavia prezioso e sufficiente per interventi importanti e indilazionabili. In cima alle preoccupazioni del Presidente ci sono – a quanto pare di cogliere dal suo discorso – la manovra finanziaria d’autunno e il modo con cui il Paese affronterà la prova delle urne. Due aspetti diversi eppure legati da un filo che è il richiamo al senso di responsabilità delle forze politiche. Per quanto riguarda il primo aspetto, Mattarella ha osservato che la manovra deve servire per “accompagnare” la ripresa di cui si cominciano a cogliere i segnali, per “consentirle di consolidarsi” con l’obiettivo di “recuperare progressivamente le ferite sociali” inferte dalla crisi e di “assicurare la possibilità di creare nuovi posti di lavoro”. Perché questo accada è necessario mettere la ripresa “al riparo da tensioni, incertezze e instabilità”, che invece la travolgerebbero se sulla legge di bilancio le forze politiche scaricassero la conflittualità già lievitata in questi ultimi mesi e che rischia di aumentare in modo esponenziale in vista del voto. E qui entra l’altro tema. Il Capo dello Stato ha sottolineato innanzitutto che in sé le elezioni “sono un momento fondamentale della vita democratica a cui guardare sempre con molta serenità”, impegnandosi per “una partecipazione ampia degli elettori”. Ma anche a questo fine è auspicabile un confronto “svolto su programmi e proposte seriamente approfondite” mentre “un confronto politico caratterizzato da rissosità, o che si esprimesse soltanto in slogan, facili da elaborare ma illusori, allontanerebbe gli elettori dalla partecipazione”. E proprio per mettere i cittadini nelle condizioni di esprimersi in modo compiuto sarebbe necessario porre mano alle regole elettorali, almeno per rimediare a “disomogeneità e lacune”. “Vi è ancora la possibilità di intervenire”, ha chiosato il Presidente. A settembre la parola passa al Parlamento.

Stefano De Martis

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