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Perché sono solo 3.153 i Comuni che li ospitano?
28 luglio 2017

In Italia su circa 8.000 Comuni sono 3.153 quelli che fanno accoglienza di migranti, meno del 50% del totale. Il dato, diffuso in questi giorni dal ministro dell’Interno Marco Minniti, comprende sia quelli accolti nei Cas, i Centri di accoglienza straordinaria, di natura emergenziale, predisposti dalle prefetture (la maggioranza), sia gli accolti nella rete Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Ciò che le istituzioni stanno cercando di fare, in collaborazione con i sindaci, è rendere l’accoglienza sempre più stabile, strutturata e mirata all’integrazione distribuendo equamente le presenze sul territorio nazionale.

Lo slogan usato spesso è “più Sprar, meno Cas”, per un’accoglienza sempre più diffusa e condivisa: i percorsi Sprar permettono infatti di organizzare corsi di lingua, tirocini formativi, laboratori, attività di volontariato, con alti livelli di professionalità degli operatori e maggiori chance di integrazione all’interno delle comunità che accolgono. In pratica, se ogni Comune italiano desse la disponibilità ad ospitare in maniera stabile sul suo territorio un certo numero di migranti, secondo la misura orientativa di 3 migranti ogni 1.000 abitanti, il peso sarebbe equamente ripartito, le presenze sarebbero equilibrate e si eviterebbero conflitti e tensioni sociali nelle comunità.

In più, grazie alla oramai famosa “clausola di salvaguardia” stabilita dalla direttiva 11 ottobre 2016 del ministero dell’Interno, in accordo con l’Anci, l’Associazione nazionale Comuni italiani, i Comuni disponibili ad entrare nel sistema Sprar non potranno vedersi imporre dalle prefetture nuovi Cas sui propri territori, evitando così il rischio di trovarsi a fronteggiare arrivi massicci affidati magari a soggetti o strutture non sempre in grado di gestire al meglio l’accoglienza.

Al 20 luglio 2017, secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno, sono arrivati in Italia 93.369 migranti, il 13,3% in più rispetto all’anno precedente. Entro la fine dell’anno sono stimati circa 200.000 arrivi.

Secondo l’ultimo Rapporto annuale Sprar 2016 presentato a fine giugno, nel 2016 erano 26.012 i posti disponibili per l’accoglienza in 1.000 enti locali e vi sono passate circa 35.000 persone (34.528), con un aumento di circa 6.000 presenze di più rispetto all’anno precedente, segno che il sistema si sta ampliando. I progetti realizzati sono stati 652, di cui 99 per minori non accompagnati e 45 per persone con disagio mentale o disabilità. L’Anci sta spingendo moltissimo sui sindaci, per convincerli ad aderire allo Sprar, partecipando ai bandi con progetti mirati. E i risultati si stanno vedendo, anche i tempi sono lunghi perché le pratiche burocratiche sono più complesse. A tre mesi dall’ultimo bando Sprar, secondo prime stime interne Anci, sono stati presentati 153 nuovi progetti che coinvolgono 350 Comuni (perché nei progetti c’è un Comune capofila) e si spera di triplicare il numero entro settembre.

Questo vuol dire che aumenta sempre di più il numero dei Comuni che capiscono e aderiscono allo Sprar. Inoltre, anche i Comuni più grandi come Roma e Milano, che da sempre hanno i numeri più alti, hanno aggiunto a ciò che già fanno altri 1.900 nuovi posti Sprar.

L’aspetto interessante di questo lavoro quasi “porta a porta” dell’Anci con i sindaci e le comunità (sul sito Anci ci sono addirittura dei tutorial per spiegare come presentare la domanda), è che molti aderiscono al di là degli schieramenti politici e delle visioni ideologiche, perché si rendono conto che una accoglienza fatta bene – e lo Sprar lo consente – porta numerosi vantaggi ai territori. In questo modo i migranti si integrano più facilmente, sono proporzionati alla popolazione e si superano facilmente anche pregiudizi, paure e diffidenze da parte dei cittadini.

Anche se rimangono ancora accolte nei Cas circa 180-190.000 persone – visti i continui e numerosi sbarchi che costringono i prefetti a trovare soluzioni d’urgenza – soprattutto in Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, già quest’anno la rete Sprar ha potuto vantare un piccolo successo: anche la Valle d’Aosta, unica Regione che non ospitava migranti sul proprio territorio, ha aderito al sistema.

Oggi ci sono centri Sprar in tutte le 20 Regioni italiane.

Certo, la sfida non è facile, e ci vuole una forte collaborazione tra sindaci e prefetti (fondamentale è il rispetto della “clausola di salvaguardia” da parte dei prefetti, e a volte non accade), con il coinvolgimento attivo della popolazione, che deve essere preparata all’accoglienza.

L’obiettivo di coinvolgere lentamente tutti i Comuni è lontano ma non utopico.

Patrizia Caiffa

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