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Parola di preside
I furbetti dei certificati medici
28 luglio 2017

«L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono». Questo pensiero di Giuseppe Prezzolini, giornalista e scrittore del novecento, mi porta sull’argomento dei furbetti della scuola di Agrigento. Chi sono questi signori? Sono 252 insegnanti che fanno della legge 104, approvata a tutela dei più deboli e bisognosi, uno smisurato uso fraudolento. Si sono avvalsi, infatti, dell’aiuto di un gruppo di criminali incalliti che dietro compenso, hanno procurato loro certificati medici falsi utilizzati per ottenere gli agognati trasferimenti a tutto danno di chi, di quei trasferimenti ne ha effettivo bisogno. Un malcostume a cui alcuni ricorrono per aggirare i diritti di quanti vuoi per debolezza, vuoi per dignità, vuoi per rispetto delle leggi non riescono a farli valere. Probabilmente questi furbetti della scuola hanno nel DNA il valore della scaltrezza, dell’astuzia, della furbizia e affidano al tempo, che sana le ferite fisiche e morali, anche l’oblio del misfatto. Per fortuna non sempre finisce così.

Lo fu per Ulisse, principe di scaltrezza, protettore dei furbetti, il più astuto dell’antica Grecia che per evitare di andare a combattere sulla piana di Troia, si finse pazzo e per rendere credibile la finzione, si fece trovare dai suoi amici, venuti per esortarlo a seguirli, ad arare la spiaggia, seminando sale. A quell’epoca non c’era la visita fiscale e l’unico modo per capire se uno fosse veramente esaurito, pazzo o malato, era metterlo di fronte a una qualche scabrosa situazione. Ed è proprio ciò che fecero i suoi due amici per niente convinti di trovarsi di fronte a un pazzo. Gli misero davanti all’aratro Telemaco, il suo unico figlio ancora in fasce. Ulisse si fermò, prese in braccio il bambino che mai avrebbe travolto con il vomere conficcato nella sabbia e dimostrò così di ben intendere e volere. Dopo di che anche lui partì per Troia.

Oggi questi sistemi non sono concessi, oggi abbiamo ispettori dell’INPS, medici fiscali, ma anche segnalazioni che consentono l’avvio di indagini per accertare la verità o scovare falsi invalidi o malati immaginari. Ed è quello che è successo ad Agrigento dove è venuto a galla un mercato di certificati medici falsi con tanto di prezzario gestito da gente senza scrupoli, variegato nelle stesse diagnosi tanto da rispondere ad ogni necessità mediante certificazioni di malattie invalidanti, inventate a favore di finti diabetici, finti depressi, finti malati respiratori e chi più ne ha più ne metta. Tutte malattie che se vissute sulla propria pelle, mostrerebbero situazioni drammatiche anche e soprattutto per i famigliari chiamati a compiti di cura e assistenza.

E sono proprio costoro che per la scaltrezza degli uni, pronti a occupare con arroganza i posti destinati agli altri, si vedono messi in coda e lasciati senza speranza. Per questi onesti colleghi avvicinarsi a casa per assistere il proprio famigliare malato diventa un miraggio che si trasforma in un ulteriore disagio allorché pur di garantirsi il lavoro, sono disposti ad accettare di percorrere centinaia di chilometri, sottoponendosi a ulteriori sacrifici.

Non è la prima volta che il mondo della scuola si ritrova a dover affrontare problematiche che trovano nelle false certificazioni il fulcro delle difficoltà che alimenta e comunque incoraggia la voglia di combattere un fenomeno abbastanza diffuso nella pubblica amministrazione. Il mondo purtroppo è dei furbi; di chi ha soldi per pagarsi i certificati falsi; di chi riesce a districarsi bene tra carte da riempire e concetti da capire; di chi si affida ai tecnicismi degli immancabili Azzeccagarbugli.

Giornalisti d’assalto come Gian Antonio Stella e Mario Giordano ci hanno informati, con i loro libri, sulle azioni spericolate dei “furbetti del quartierino”, dei “furbetti del cartellino”, e poi dei “furbetti del mattone” e dei “furbetti dello scatolone” e ora dei “furbetti dei certificati medici”. Ultimi, ma forse i più simpatici nella scala dell’astuzia, sono i “furbetti del new jersey” di Moncalieri, questi operano di notte. E’ l’Italia dei furbi che cresce e ingrassa.

Di quelli che non hanno né rimorsi, né sensi di colpa, che avanzano e si prendono il proscenio. Spero che prima o poi questa avanzata sia fermata, perché c’è una realtà fatta di persone serie e laboriose, oneste e civili, da far conoscere meglio, da additare ad esempio, che non sono fessi, e se quantunque fessi sono pronti a salvaguardare la propria dignità a testa alta e con la coscienza pulita.

Non è bello sentire di famosi personaggi dello sport, dello spettacolo, della cultura che con scaltrezza e astuzia mostrano il loro lato brutto.

Purtroppo non di rado l’invito che viene fatto ai giovani è quello di essere “più sgamati” per affermarsi, di mentire per crescere, di farsi belli per farsi strada, di agire in modo subdolo per sfruttare le situazioni. Un campionario che in apparenza fa dei furbi un gruppo di “carmelitani scalzi” che danno di loro stessi una falsa immagine. Ecco perché il furbo che riesce a copiare in classe viene classificato intelligente per l’abilità messa in campo; il furbo che, interpretando e aggirando le leggi, tronfio di sé, si colloca al top della vita sociale; il furbo che sfrutta le persone alla pari di moderni schiavi e che si vanta di farla franca grazie alla copertura delle multinazionali.

Sono tutti espedienti che hanno come fine solo quello di raggiungere l’obiettivo pur nella consapevolezza che questo potrebbe portare ad usare le persone per un proprio tornaconto. Anche in questo caso possiamo parlare di scarso senso civico che fa parte di un DNA, quello dei falsi invalidi, dell’economia in nero, della fuga di capitali all’estero, degli abusi edilizi, tutte variabili annesse a un marchio di fabbrica. Siamo forse frutto di un’eredità genetica immutabile? Francamente non lo so. Per Benedetto Croce il carattere di un popolo si manifesta attraverso «La sua storia, nient’altro che la sua storia».

Vuol forse dire che generazione dopo generazione non abbiamo conosciuto altro che furbetti, nient’altro che furbetti? Spero proprio di no. Talvolta sento dire che la furbizia è l’intelligenza dei poveri in spirito e corpo. Sarà, ma quanti di questi rimangono impuniti? Intanto vale la pena ricordare che siamo un grande Paese che ha nella sua civiltà millenaria la storia della sua grandezza. E tanto basta!

Corrado Sancilio preside dell’Istituto “Agostino Bassi” di Lodi

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Un commento.
mrkatio 04 agosto 2017 14:00
Puertroppo anche nel privato si abusa della legge 104 ,lavorando per una ditta medio-grande ne vedo di tutti i colori....