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Economia
La linfa che arriva dai nostri 730
9 luglio 2017

Tempo di dichiarazioni di redditi in Italia, tempo in cui l’ottavo comandamento viene messo a dura prova. Al di là della nota ritrosia nazionale a dichiarare realmente quanto si è guadagnato, la dichiarazione dei redditi è un’ottima occasione per fare del bene, attraverso lo strumento del 5 per mille.

Il meccanismo lo conoscete: quella percentuale dell’Irpef pagata dal contribuente, viene girata all’ente che il contribuente stesso indica come beneficiario di tale somma. E stiamo parlando di una somma che dal 2006 ad oggi ha superato i 4 miliardi di euro… Organizzazioni benefiche e senza scopo di lucro, enti dediti alla ricerca sanitaria e scientifica, associazioni che si occupano di aiutare i bisognosi: è linfa fondamentale quella che arriva dai nostri 730. Potrebbe essere ancora maggiore, se tutti i contribuenti italiani facessero una scelta precisa a chi destinare quella fettina di Irpef.

Casomai i problemi sono altri e si sta tentando di metterli a fuoco per via legislativa. Anzitutto quelli che infastidiscono di più.

Accanto ad enti attivissimi nel welfare o nella ricerca scientifica, tra i destinatari si è infilato di tutto: palestre, circoli tennis e scacchi, bande musicali, addirittura le fondazioni bancarie che non appaiono le più bisognose del nostro contributo economico. O forse sì…

Una volta accreditato come soggetto che può ricevere l’obolo fiscale, questo può far convergere le scelte magari dei soci del club scacchistico o peggio ancora. Anche se appare chiaro che la situazione sia a quel punto un po’ distorta rispetto alle finalità iniziali della legge.

Altra magagna: i grandi ricevono sempre di più proprio perché… ricevono. È chiaro che chi più dispone di risorse economiche, più ha la capacità di farsi conoscere, di pubblicizzare la propria attività, di ricevere appunto contributi.

Così succede che quasi la metà dei fondi finiscano nelle tasche – per quanto lodevoli – di appena 40 enti, sui 53mila accreditati. Il resto insomma si spartisce le briciole: tantissimi destinatari arrivano ad incassare poche migliaia di euro l’anno. Per carità, meglio di una sberla in faccia; però se 2mila enti accreditati non ottengono nemmeno un contributo, e 5mila meno di 100 euro l’anno, c’è sicuramente bisogno di un ripensamento sulle regole.

Chiaramente la nostra generosità è direttamente proporzionale al nostro reddito (dichiarato). C’è chi guadagna cifre impensabili, e quindi già il suo 5 per mille vale migliaia di euro; chi riesce invece a donare solo qualche decina di euro. Ma tante gocce fanno un mare, quello della solidarietà, e le scelte devono essere guidate da intelligenza e cuore.

Per chi come noi è graniticamente firmatario del 5 per mille pro Centro aiuto vita (e queste parole vogliono essere pubblicità assolutamente smaccata), il problema non si pone.

Altrimenti informatevi con attenzione: ci sono organizzazioni di livello nazionale, ma ci sono anche tante realtà lodevoli nella vostra provincia – da chi si occupa dell’handicap e del “dopo di noi” alle scuole materne paritarie non dimenticando mai le varie Caritas – che meritano questa carezza economica e quindi la vostra firma in loro favore. Magari come primo passo per un conoscersi meglio o lavorare assieme.

Nicola Salvagnin

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