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Scuola
Per le risorse è davvero stagione nuova?
6 luglio 2017

Bisogna raddoppiare lo stipendio agli insegnanti. Non lo dice il sindacato, da cui (forse) ci si potrebbe aspettare una boutade del genere, ma addirittura la ministra della Pubblica Istruzione, Valeria Fedeli. Un’uscita, la sua, fatta durante una trasmissione televisiva, che suona certamente come una provocazione e ha i toni dell’irrealtà, ma può far riflettere.
Anzitutto i fatti, ripresi prontamente dai media. La ministra era ospite a una trasmissione di La 7, “L’aria che tira”, condotta da David Parenzo ed ha esordito sottolineando la necessità che l’intero Paese, senza contrapposizioni ideologiche, punti decisamente su scuola ed educazione, rivendicando tra l’altro al governo Renzi una “svolta” in ordine all’attenzione sui temi dell’istruzione, rimessi al centro dell’agenda politica. “Dobbiamo – ha sottolineato Fedeli – come sistema Paese andare avanti a investire sull’istruzione”. E qui è arrivata la provocazione diretta del conduttore della trasmissione sulla professionalità e lo stipendio degli insegnanti: quanto dovrebbero guadagnare?
“Io penso – ha detto la ministra – che quella dell’insegnante dovrebbe essere una delle professionalità maggiormente pagate in questo Paese perché hanno in mano il futuro e il destino dei giovani e dell’insieme della società”: così la risposta. E poi ancora, invitata a quantificare, Fedeli si è esposta: i docenti dovrebbero poter guadagnare “il doppio di quello che prendono oggi”.
“Quindi circa tremila euro?”, ha incalzato Parenzo. “Più o meno”, ha continuato a rispondere Valeria Fedeli, ricordando che è così che succede negli altri Paesi d’Europa, “la Francia e la Germania, in particolare in Germania”.
Ma è possibile? Le casse dello Stato permetterebbero un aumento del genere? Ecco il rientro nella realtà. Sarebbe necessario, ha spiegato la ministra, ma adesso “no, nell’immediato non è possibile”.
E ha aggiunto: “Non bisogna essere demagogici, ma darsi una prospettiva sì. Bisogna sapere che quella è una funzione importante”.
Tranquilli, dunque. Niente rivoluzione e nessuna illusione. Gli insegnanti continueranno a guadagnare più o meno quello che guadagnano adesso e il previsto rinnovo del contratto in arrivo non cambierà di molto le cose.
Con tutti i distinguo legati al fatto che chi governa spesso le spara grosse (e la credibilità cala), tuttavia la ministra ha ragione: gli insegnanti dovrebbero essere ben pagati. Molto più e forse giustamente anche il doppio di quanto non siano adesso. Non è una rivendicazione nuova. Così come non è nuovo richiedere che la scuola non sia un contenuto dell’agenda politica da lasciare in balìa delle ideologie contrapposte, ma sul quale cercare massima condivisione e consenso. Sono innumerevoli gli esempi, nella storia anche recente dell’Italia, che mostrano come non sia stato così e la scuola sia diventato, invece, terreno di feroce scontro, e di provvedimenti guidati da logiche di parte.
Siamo davvero in una stagione nuova? Senza dubbio in questi anni la scuola ha conquistato un posto stabile sotto i riflettori della politica e il Governo insiste. Ma forse non è ancora sufficiente. La questione risorse resta discriminante.
Sono aumentate ma non bastano, l’Italia investe ancora troppo poco nella scuola, dall’edilizia alla didattica.
Vanno riconosciuti gli sforzi fatti: restiamo tutti alla finestra (non solo gli insegnanti) per vedere, oltre alle provocazioni, qualche segnale concreto in più.

Alberto Campoleoni

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