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narrativa straniera
Una triste “sviolinata” sulle tragedie del ’900
24 agosto 2017

Un uomo e il suo violino nel mezzo del tormentato Ventesimo secolo. È la storia di Ruven Preuk, nato in un villaggio di campagna della Germania settentrionale con un’incredibile predisposizione per la musica. Un dono della natura che anziché facilitargli la vita finisce però per complicargliela oltre misura, tanto da indurlo a lasciare la piccola comunità dove è nato è cresciuto per raggiungere Amburgo e studiare col vecchio maestro di violino Goldbaum, nel ghetto ebraico della città. Animata solo da una grande forza di volontà e dalla ricerca della celebrità, la scalata al successo del giovane Ruven appare sin da subito lastricata di impedimenti. Lo scoppio della guerra lo vede partire come tanti altri giovani, e nel difficile dopoguerra Ruven proverà l’intolleranza del nazismo che si fa strada verso il potere, una nuova guerra mondiale e la divisione della Germania. Un romanzo sulle tragedie del Novecento, le sue due guerre mondiali, l’annientamento e il genocidio programmato, un mondo dove la musica è costretta a lasciare il passo all’intolleranza.

Svenja Leiber
Da qualche parte c’è un briciolo di felicità
Keller editore, Rovereto 2016, pp. 286, 16.50 euro

Davide Maffi

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