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Brecht e “Il Piccolo”, una storia nella storia
9 marzo 2017

Ci fu un tempo in Italia, a metà degli anni ’50, in cui nominare Bertolt Brecht voleva dire teatro, poesia, impegno civile: parole d’ordine che si andavano identificando con il Piccolo Teatro che proprio a quel tempo andava compiendo i dieci anni della sua fondazione. Avvenuta - lo si ricordi - nel 1947 come primo teatro stabile italiano. Tenuto dalla diarchia creativa e organizzativa Strehler–Grassi, il Piccolo Teatro riuscì nel 1956 ad allestire alla presenza del grande drammaturgo L’opera da tre soldi che ebbe successo di pubblico e critica e l’approvazione dello stesso Brecht che lasciò al regista il seguente biglietto: «Caro Strehler, mi piacerebbe poterle affidare per l’Europa tutte le mie opere, una dopo l’altra. Grazie». Sulla scorta di ciò iniziò il rapporto tra il Piccolo e l’eredità brechtiana in Italia: facendosi il teatro milanese, forzando anche un po’ la mano, detentore del verbo e del teatro di Brecht. Alberto Benedettio organico al Piccolo Teatro, costruisce su questo messaggio un libro che si legge come “un giallo” e che mette in scena uno spaccato del teatro italiano e i suoi rapporti internazionali.

Alberto Benedetto
Brecht e il Piccolo Teatro Una questione di diritti
Mimesis, Sesto San Giovanni (MI) 2016, pp. 194, 18 euro

Fabio Francione

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