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La Lima di Llosa fra scandali e lotte di potere
2 febbraio 2017

Alla soglia degli 81 anni (li compirà a marzo) scrive ancora con la freschezza e il ritmo di un giovane narratore. Cui aggiunge la maturità dell’esperienza di vita – non solo con la penna in mano visto il suo impegnativo, e non facile, passato politico - e l’innato, immutabile, talento nella scrittura di cui ha dato sfoggio in oltre mezzo secolo di carriera. Quel talento che gli ha permesso di vincere il Nobel per la letteratura nel 2010 (fra i pochi davvero azzeccati dall’Accademia svedese negli ultimi due/tre lustri) ma soprattutto di dare alle stampe alcuni capolavori della narrativa novecentesca: Conversazione nella cattedrale, La zia Giulia e lo scribacchino, La città e i cani, La casa verde, La festa del caprone solo per citare i più conosciuti. Mario Vargas Llosa, autore peruviano che con il colombiano Gabriel García Márquez ha scritto la storia della letteratura sudamericana del “secolo breve”, è uno di quegli scrittori che non sbaglia mai un colpo. E il suo ultimo romanzo, Crocevia, fresco di pubblicazione per Einaudi con l’ottima traduzione di Federica Niola, conferma l’assunto. Siamo di fronte, infatti, all’ennesima grande prova narrativa di Llosa, che ancora una volta scava nei mali del “suo” Perù – qui nei non lontani anni travagliati della presidenza Fujimori – mettendo a nudo le dinamiche e le brutture di un potere che è troppo spesso sopraffazione e violenza. E lo fa senza mai scadere nel moralismo o scivolare nella denuncia, ma usando le armi che meglio conosce: quelle della Letteratura (con la L maiuscola), facendo dunque parlare i fatti e –soprattutto – le persone cui dà voce, corpo e anima nelle sue storie. Nella fattispecie si tratta anzitutto di due ricchi imprenditori della Lima “bene” con le relative consorti, spaventate dai rapimenti operati dai rivoluzionari di Tupac Amaru ai danni dei possidenti del Paese ma non per questo disposte a rinunciare a viaggi, agi e avventure di varia natura. A loro si affiancano due giornalisti scapestrati - il direttore e la principale redattrice - di un settimanale scandalistico (foraggiato e usato dal governo per delegittimare gli avversari) che si lanciano in una temeraria inchiesta scandalistica, inconsapevoli delle conseguenze che la stessa avrà sulle esistenze proprie e delle “vittime” dello squallido scoop realizzato. C’è infine la figura di un anziano ex attore smemorato e in rovina, che verrà suo malgrado coinvolto in un delitto maturato all’interno della vicenda.
Llosa conduce con grande maestria la storia, scambiando ripetutamente i piani narrativi e chiudendo con un capitolo in cui dà virtuosistico sfoggio della sua strepitosa abilità, intervallando senza soluzione di continuità i dialoghi fra diversi soggetti in momenti e luoghi diversi, senza con questo far perdere il senso della narrazione, ma piuttosto regalandole sale e pepe in più. Da leggere, gustare e –perché no? - da studiare per chi volesse provare a capire cosa significa davvero padroneggiare l’arte dello scrivere.

Mario Vargas Llosa
Crocevia
Einaudi, Torino 2016, pp. 248, 19.50 euro

Marco Ostoni

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