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Papa Francesco, un pellegrino fra gli ultimi
12 gennaio 2017

Dal centro alle periferie. Sembra lo slogan di un urbanista o di un politico (va di moda sotto elezioni chiamare in causa sobborghi et similia salvo poi lasciarli al loro destino), ma nel caso di Papa Francesco è un vero e proprio programma di apostolato. Un “programma” esplicitato già nel marzo del 2013, alla vigilia dell’elezione, dall’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, il quale immaginando il futuro successore di Pietro lo raffigurò come qualcuno che «dalla contemplazione di Gesù Cristo, e dalla adorazione di Gesù Cristo, aiuti la Chiesa a uscire da sé, verso le periferie». E precisando poi che per periferie non intendeva solo i luoghi fisici, ma anche quelli dell’anima: le «periferie esistenziali». «Quelle del mistero del peccato, quelle del dolore, quelle dell’ingiustiza, quelle dell’ignoranza e dell’indifferenza religiosa, quelle del pensiero, quelle di ogni miseria». Sono passati quasi 4 anni ed è indubbio che il Pontefice gesuita (il primo dell’ordine fondato da Sant’Ignazio a entrare in Vaticano) abbia dato corso a quelle indicazioni: con i suoi atteggiamenti quotidiani, con le sue scelte di vita semplice e vicina agli ultimi, con i suoi molti messaggi forti contro curialismi ed eccessi di tepidezza nei confronti dei poveri. E con i suoi viaggi. Molti effettuati in 46 mesi, a dispetto dell’età non più giovanissima, e quasi tutti in luoghi “periferici” del mondo.

Di questi viaggi, dello spirito che li ha animati, parla ora il vaticanista della «Stampa» Andrea Tornielli (anche responsabile del sito web Vatican insider) nel volume Francesco in viaggio, edito da Piemme e con un’interessante e gustosa intervista nelle prime pagine intitolata “La vecchietta con la pelle di pergamena”.

Dopo aver intervistato Papa Francesco per il libro Il nome di Dio è Misericordia, pubblicato in tutto il mondo, Tornielli ha scelto di raccontare i grandi temi e i gesti del pontificato di Bergoglio attraverso le tappe internazionali da lui compiute. Italia, Brasile, Cuba, Stati Uniti, Africa, Asia, ma anche Lesbo, Sarajevo, Lund... Territori lontani e città emblematiche, luoghi complessi e popolazioni eterogenee, che hanno visto il Pontefice denunciare con decisione il narcotraffico, la vendita di armi, la corruzione, addirittura lo schiavismo in certi settori dell’economia, e definire tragedia umanitaria la questione delle migrazioni dal Sud al Nord del mondo. Un Papa pellegrino di pace, dunque, ma anche un profeta scomodo, che invita le Chiese locali a tornare vicino ai settori più emarginati della società, alle periferie per l’appunto: dell’umanità e dentro l’umanità. Senza tralasciare la narrazione di episodi inediti e lievi dietro le quinte dei voli papali, Tornielli si sofferma su alcuni incontri particolarmente significativi: da Obama a Fidel Castro, da Bartolomeo I al patriarca russo Kirill, da Abu Mazen a Shimon Peres.

Nell’esclusiva conversazione con il vaticanista, invece, il Papa racconta gli aneddoti pubblici e privati delle trasvolate oceaniche, e il rifiuto categorico di sottostare a rigide norme di sicurezza per lanciarsi nell’abbraccio con le folle festanti.

Un diario di viaggio che dà conto in tempo reale di un’opera di evangelizzazione senza precedenti, capace di scuotere le coscienze contro la «globalizzazione dell’indifferenza».

Andrea Tornielli - Francesco in viaggio (con un’intervista a Sua Santità) - Piemme, Milano 2017, pp. 344, 18 euro

Mario Riccardi

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