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Rivka Galchen, una lettura “rivoluzionaria”
5 gennaio 2017

Tzvi Gal-Chen è nato in Palestina nel 1941, ha studiato a Tel Aviv e si è trasferito negli Stati Uniti a 29 anni, diventando professore di meteorologia. Si è occupato di validazione dei modelli alla mesoscala (che tempo farà?) ed morto nel corso di una passeggiata nell’ottobre del 1994. In una foto indossa una camicia strana e guardandola è quasi impossibile capire se l’allacciatura sia fatta di bottoni o di automatici.
Rivka Galchen è una scrittrice canadese laureata in medicina, psichiatria, a New York. Nel 2008 ha pubblicato il suo unico romanzo, Atmospheric Disturbances. In Italia è uscito per Piemme con il titolo ruffiano Effetti collaterali dell’amore quando finisce, e non è stato un successo. Si apre con l’accostamento di due citazioni. La prima è di Tzvi Gal-Chen: «Non siamo in grado di prevedere il tempo che farà domani (o fra un’ora) perché non sappiamo con sufficiente precisione che tempo faccia adesso». Nella seconda, Deleuze parla dei segni in Proust: «L’amicizia può forse nutrirsi di osservazione e di conversazione, ma l’amore nasce e si nutre d’interpretazione silenziosa. L’essere amato esprime un mondo possibile a noi sconosciuti che occorre decifrare». È quindi il libro di cui parliamo? No.
Sei anni dopo Rivka Galchen pubblica la raccolta di racconti Innovazioni americane, recentemente portata anche in Italia da Einaudi. Attenzione al contenuto: l’amicizia è un paradosso ucronico, l’amore una vena che si profila sul un braccio sconosciuto, rifarsi una vita è come scoprire qualcosa sull’esplosione di Tunguska del 1908, il legame madre-figlia assomiglia alle pratiche per la stesura di un mutuo e il confronto con se stessi spunta come un terzo seno su un fianco. Per il resto, come non innamorarsi di un libro che inizia con la frase «Ero a casa che non preparavo gli spaghetti»? Dimentichiamoci però che si tratti di una raccolta, perché Innovazioni americane è un’esperienza di lettura rivoluzionaria: dieci racconti brevi che sono come dieci romanzi completi, dieci film davanti a cui restare ad occhi aperti, dieci concerti da ascoltare a braccia alzate, dieci mondi in cui precipitare. Mai, scorrendo quelle righe, abbiamo l’impressione di trovarci in poche pagine di racconto. Sempre, restiamo stupiti dall’immediatezza del coinvolgimento e dal modo brusco con cui ne veniamo buttati fuori.
Torniamo al romanzo lungo di Galchen per verificare se questa è un caratteristica della sua scrittura. Mica tanto, perché qui il ritmo delle parole di diluisce un poco proprio nell’arricchirsi di vocaboli, simboli e introspezione psicoanalitica, là dove lo spazio contenuto del racconto ne esalta la capacità del dettaglio insignificante. Soprattutto, la storia lunga ci rinchiude come lettori in uno spazio che risulta angusto, mentre quella breve è una finestra spalancata sulle possibilità. Il bisogno di decifrazione del sentimento umano, il disturbo atmosferico dei cuori, l’interpretazione silenziosa, lo spaesamento esistenziale, la pratica di amare ed essere amato – ci ricolleghiamo a Tzvi Gal-Chen - ritornano parcellizzati in Innovazioni americani e diventano da storia a mondo.
Un ultimo esempio: in Atmospheric Disturbances c’è un momento in cui compare una foto di Tzvi con la famiglia e ci viene detto che i sue protagonisti - Rema e Leo, in procinto di lasciarsi (o di trasformarsi) – la appendono al frigo senza stancarsi mai di guardarla. In quella foto c’è anche una bimba, è Rivka. Sotto quello scatto scrive: «In ogni caso la foto in sé non conta, non era niente di speciale; era un buffo ritratto a cui lanciare un’occhiata quando la fame ti spingeva verso il frigo per farne uscire il freddo e la luce giallognola». Anche in Innovazioni americani nulla sembra speciale, eppure tutto potrebbe esserlo: dieci racconti come quella piccola lampadina nel frigo.

Rivka Galchen
Innovazioni americane
Einaudi editore, Torino 2016, pp. 168, 16.50 euro

Michele Zanlari

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