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S. Paolino da Nola
IL GIORNALE IN EDICOLA
CASCINE
Con passione sulle orme degli avi
16 marzo 2014

Chissà se don Francesco De Lemene aveva nipoti da parte dei fratelli. Certo è che, ammesso che ne abbia avuti, chissà che mugugni strappò loro, quando decise di donare la bella cascina Malguzzana di Pieve Fissiraga all’Orfanotrofio Femminile di Lodi. La corte, che mutuava il nome da una famiglia originaria del luogo, sin dal 1442 era appartenuta ai De Lemene, passando di generazione in generazione: quando poi arrivò al prevosto, questi, anima pia e generosa, se ne liberò quasi subito. Certo, fatti che appartengono alla preistoria.Oggi la possessione è divisa in due, tra due rami di parenti differenti di una medesima storica famiglia di agricoltori: quella dei Vailati.

TRADIZIONI DI FAMIGLIA
Sono ospite del signor Luigi e dei suoi due figli, Giovanni e Marco. È Giovanni ad indicarmi la scelta di seguire le orme del padre e prima ancora degli avi: quella della passione. La passione, mi dice con parole semplici ma ricche di significati, la si ha nel cuore, quando non ci si riesce a distaccare, se non per pochi istanti, dalle cose che piacciono: gli animali, la terra, gli stessi ritmi di una giornata di lavoro, scandita da tempi precisi, dentro la natura, sui campi. Papà Luigi e figli hanno attraversato a pieno titolo il tempo delle loro generazioni giungendo alla conclusione che, tra idee innovative e senso della praticità legata alle tradizioni, era importante trovare sempre un punto di incontro. Il signor Luigi Vailati, nativo del 1946, ha lo stampo di un uomo della vecchia guardia: poche parole, e asciutte. Ma lo sguardo fiero di chi ha saputo costruire la propria azienda agricola, e ogni giorno vede i frutti, bellissimi, dei suoi importanti sacrifici.

IL PADRE SINDACO
Suo padre si chiamava Ernesto ed era nato nel 1918. Il ceppo originario dei Vailati, ovviamente di matrice agricola, era originario di Vaiano Cremasco, poi s’era spostato sul Lodigiano, a Pieve Fissiraga prima, a Massalengo dopo, poi ancora a Pieve, perchè le seconde radici, talvolta, sono più robuste delle prime. Il capostipite Ernesto Vailati era un uomo energico, un agricoltore che il fatto proprio lo conosceva e che sapeva assumersi le proprie responsabilità. La gente lo stimava, tanto che per vent’anni lo elesse sindaco di Pieve Fissiraga, e lui accettava più per accontentare coloro che glielo chiedevano che per un effettivo interesse per la politica; al vecchio Ernesto, anzi, piaceva il lavoro in cascina: pur essendo un imprenditore agricolo che aveva alle dipendenze i contadini, non disdegnava di entrare in stalla e di controllare i lavori in campagna. Però sul trattore non saliva: non aveva mai voluto prendere la patente e diffidava di qualunque mezzo meccanico che avesse ruote e pedali. Il sindaco agricoltore aveva sposato Elvira Toninelli, sorella del dottore Mario Toninelli, medico condotto del paese, stimatissimo dall’intera comunità, tanto che il Comune, per celebrarne il ricordo dopo la sua morte, volle dedicargli una strada. La signora Elvira non metteva naso nelle vicende agricole e in cambio rivendicava assolutamente autonomia nei propri spazi: la cucina era il suo regno, e si rivelava una cuoca d’eccellenza, con piatti che sembravano avere un originario segreto, come i risotti, la lepre in salmi, l’arrosto, e gli stessi dolci. Dalla coppia nacquero due figli: appunto il nostro Luigi, ed Ermelinda.

UNA VOCAZIONE GIOVANILE
Luigi dopo la terza di avviamento commerciale ripose i libri della scuola nel cassetto e cominciò a lavorare a tempo pieno in cascina. Aveva due fari fondamentali: il padre e lo zio Bortolo. Egli ricorda ancora la sua prima incombenza: il taglio dell’erba con la falciatrice e la sua raccolta con la rastrelliera. Quindi passò in stalla: a quel tempo i Vailati avevano cinque mungitori, ma a turno uno di loro restava a casa, e così Luigi imparò a gestire le bovine; si utilizzava la mungitura con il secchio mobile, una primordiale sorta di meccanizzazione, che sembrava essere una tecnologia all’avanguardia. Certo il patriarca Ernesto non è che cedesse facilmente lo scettro del comando, mentre Luigi andava già verso i quarant’anni e le diversità di vedute si accentuavano. Il signor Ernesto comprese che era il momento di allentare la presa e di assecondare le proposte innovative del proprio figliolo. E fu questo esempio che stimolò a propria volta il signor Luigi a fidarsi delle intuizioni dei suoi ragazzi. Nel 1973 i Vailati acquistarono la cascina Malguzzana dall’Orfanotrofio Femminile di Lodi. La trattativa non andò neppure troppo per le lunghe: la corte necessitava di ristrutturazioni importanti e l’ente benefico non intendeva minimamente affrontare nuove spese. Nel 1974 fu completata la costruzione della nuova stalla all’aperto.

ANNI DI CAMBIAMENTI
Erano anni di grandi trasformazioni. E non solo nel comparto agricolo. Nel 1977 Luigi Vailati sposò Angela Barbaglio, di Bagnolo Cremasco, anch’ella figlia di agricoltori. La signora raggiunse Pieve Fissiraga con qualche apprensione: la cascina Malguzzana era in aperta campagna, più degli abitanti della cascina, che diminuivano a vista d’occhio, non s’incontrava nessuno, e Bagnolo, con i suoi cinquemila residenti, appariva come una lontana ed irraggiungibile metropoli. Ma, trascorso il primo periodo, la signora Angela si ambientò subito. Perché, come detto, le seconde radici possono essere talvolta più profonde delle prime.Nel frattempo i Vailati, sia nel ramo della zio Bortolo che in quello del signor Luigi, il nipote, continuarono ad ampliare i numeri della propria azienda: in stalla avevano 150 vacche in mungitura, ed oltre duecento in allevamento. Tuttavia, nel 1994 i due rami di famiglia decisero di separarsi, dividendo così gli affari. L’intera mandria di animali fu venduta.Poi, poco per volta, il signor Luigi ed i suoi i figli cominciarono a ripopolare di bestie la propria stalla: oggi vi sono 280 capi. Il latte viene conferito allo storico caseificio Raimondi di Villanova Sillaro per la produzione di grana.

NUOVE SCOMMESSE
Un’altra importantissima novità è stata la realizzazione, nel 2010, di un impianto di biogas, in società con altri due agricoltori, i fratelli Dossena, che possiedono i suini, e i fratelli Boselli, che hanno una stalla con le vacche da latte. Con i reflui degli animali e le biomasse di vegetazione si produce energia elettrica che viene venduta all’Enel. L’impianto di biogas è seguito da Marco, perito elettrotecnico, nato nel 1984. Egli si è specializzato nell’analizzare i dati del computer che governa le attività della struttura. Il meccanismo delle lavorazioni appare semplice, ma non devono sfuggire i dettagli: ogni giorno occorre depositare nella tramoggia un quantitativo di liquidi e di biomasse, quindi una coclea trasporta il materiale organico nel distributore, mentre alcune pompe fanno defluire i reflui. L’impianto funziona 24 ore al giorno, attivando un sofisticato sistema di allarmi quando qualcosa s’inceppa. Giovanni, nato nel 1978, perito agrario, si dedica invece alla stalla ed alla campagna. Ma sia i ragazzi che il genitore, ancora sulla breccia, sono fondamentalmente intercambiabili. Fra i tre protagonisti di questa azienda agricola c’è un legame profondo, speciale: Giovanni e Marco riconoscono a papà Luigi di essere riuscito a stare al passo con i tempi, e di avere dato loro fiducia quando magari, in certe circostanze, fosse dipeso soltanto da lui, avrebbe forse fatto diversamente. Non solo: gli danno il merito di averli saputi coinvolgere con intelligenza e gradualmente sulle attività lavorative.

IL MUNGITORE INDIANO
Oggi in cascina vi è un mungitore indiano. È arrivato alla cascina Malguzzana nel 2001. Cercava lavoro e probabilmente transitava da un’azienda agricola all’altra lasciando un bigliettino con il proprio numero di telefono. Accadde al signor Luigi Vailati che un giorno vi fosse un’emergenza in stalla. Allora si ricordò di telefonare a quel ragazzo, che abitava a Borghetto Lodigiano. L’indiano non aveva ancora trovato un’occupazione e non conosceva una sola parola d’italiano. Inoltre, non aveva mai fatto il mungitore. Il signor Luigi lo prese a benvolere, cercò di insegnargli il mestiere e nel giro di tre mesi, stando con lui notte e giorno, lo rese autonomo. I risultati sono stati lusinghieri. E non è dunque un caso che il signor Luigi Vailati sia stato premiato, nel 2013, dalla Camera di commercio di Lodi, per la sua “ininterrotta e lodevole attività” per i suoi primi cinquant’anni di lavoro. Perché è stato un buon padre di famiglia e un ottimo agricoltore. Una guida, insomma, che ha saputo sempre guardare al domani con la forza dei giusti e l’umiltà dei grandi uomini.

Eugenio Lombardo

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