NEWS
sabato 19 agosto 2017 ore 16:44
S. Giovanni Eudes
IL GIORNALE IN EDICOLA
CASCINE
La squadra vincente dei Papetti
1 dicembre 2013

Tutto gli potevano togliere tranne il piacere di quei mesi estivi trascorsi nelle frescura di Foppolo. Fosse stato per lui, non avrebbe mai smesso di fare il malghese. Alessandro Papetti era nato sul finire del secolo Ottocento e, nei mesi invernali, andava nelle cascine del Pavese; non appena la coltre di neve abbozzava i primi rivoli d’acqua, immediatamente riportava la propria mandria a Foppolo. Poi, però, erano nati i figli. Così, con la moglie Petronilla Goglio, il signor Alessandro pensò che sarebbe stato meglio dare ai propri ragazzi radici solide e decise di radicare definitivamente la famiglia in pianura. Questo avveniva nel 1940. Molto probabilmente il confronto tra i coniugi Papetti fu scarno di parole: lui era un uomo pacato, riservatissimo; lei una donna risoluta, concreta, dotata di un ottimo fiuto per gli affari. Insomma, lui propose, e lei dispose.

ALLA VECCHIA FORMACE
Dopo una breve permanenza nel Pavese, i Papetti si spostarono a Cerro al Lambro, dove acquistarono una struttura, sino ad allora era stata utilizzata come fornace per la costruzione di mattoni, convertendola in azienda agricola.Alessandro e Petronilla ebbero quattro figli. Primogenita fu Felicita, che sposò un agricoltore del Pavese. Poi nacque Romilde, che rimase in casa, e si dedicò ai fratelli e ai loro figli, affaccendandosi in tutte le cose pratiche; le capitava anche di proporsi come autista della famiglia, accompagnando i nipotini ovunque occorresse. Nel 1930 nacque Francesco e due anni dopo Luigi detto Gino. Ambedue i maschi proseguirono l’impegno agricolo e, oltre che nelle attività legate al loro tradizionale e storico caseificio, dove lavoravano il latte che prelevano nelle cascine dei dintorni, producendo mascarpone, burro e taleggio, s’impegnarono anche nella gestione dell’allevamento di suini.

UN UOMO DI TALENTO
Francesco fu un uomo di talento, che non riuscì a rivelare del tutto, morendo prematuramente quando aveva sessant’anni. S’era fermato alla quinta elementare, con il rammarico di non avere potuto proseguire, ma con la capacità indiscussa di sapere trattare gli affari e di raggiungere gli obiettivi che si prefissava. Francesco era un agricoltore che non amava l’indulgenza, meno che meno su se stesso: severissimo, aveva regole ferree, prima fra tutte quella di non guardare mai l’orologio: finchè c’era da lavorare, non si rientrava a casa. Malgrado questa sua severità, al contempo riusciva ad essere generosissimo, e aveva aiutato tante famiglie, pure sotto il profilo economico, con lo stile classico dell’agricoltore: senza dare nell’occhio, e senza far sapere, ma col cuore grande. Nel 1959, Francesco Papetti aveva sposato Angela Montana di Riozzo, anch’ella appartenente ad una famiglia di agricoltori. S’erano conosciuti a un matrimonio e forse l’occasione apparve loro come un destino. La signora Angela è sempre stata un indispensabile, solido punto di riferimento. Nell’amore con cui ha cresciuto i suoi figli ha riscattato le sorti di un’esistenza che le fu inizialmente tortuosa ed ingiusta. Era rimasta orfana di madre da bambina, e il padre, ancora giovane, aveva pensato di risposarsi: la matrigna, tuttavia, non legò con la fanciulla, che fu spedita in collegio, e successivamente fu cresciuta da una zia.
Francesco ed Angela Papetti ebbero sei figli: Anna, Alessandro, Giuseppe, Enzo, Cristina, Gabriele. Tutti loro lavorano nell’azienda agricola di famiglia, quantunque la primogenita e il terzogenito vi siano arrivati dopo avere intrapreso una strada diversa, e che sentivano più congeniale. Ma la vita a volte dispone diversamente da come si era pensato.

PADRE GEMINIANO
Agli inizi degli anni Novanta, a seguito della morte del signor Francesco, l’azienda agricola dei Papetti, si sgretolò. Ma nel 1992 i fratelli Papetti decisero di rilanciare in grande stile questa loro realtà. Tanto che Anna, la primogenita, che lavorava in una casa editrice prescelta dal Parlamento per alcune delle sue pubblicazioni, decise di rientrare in azienda; così come Giuseppe, che dopo anni di studio e lavoro tra Inghilterra, Olanda e Stati Uniti, mollò tutto e rientrò a “casa”, assumendosi direttamente le proprie responsabilità.Ad incoraggiare la svolta, vi fu una circostanza anche particolare. L’incontro con padre Geminiano, come l’immagine di un arcobaleno che si configura all’orizzonte quando il cielo manda ancora burrasca. Questo religioso seppe, consapevolmente o no, ridare fiducia e forza a tutta la famiglia Papetti. Il suo ricordo, anche a distanza di qualche anno dalla sua morte, suscita tanta commozione in seno alla famiglia Papetti. Padre Geminiano aveva incontrato fortuitamente Anna e fratelli. Le cose erano andate così: i Papetti avevano deciso di convertire la vecchia porcilaia in macello e cercavano un prete che benedisse i nuovi locali. Lavorando nei giorni feriali dall’alba a notte fonda, desideravano che la cerimonia avvenisse alla domenica, affinchè l’aspersione dell’acqua santa non fosse un rito sbrigativo, ma ci si fermasse a condividere e a pregare insieme senza sollecitazioni di fretta. Non si trovava un prete disposto a lasciare la propria parrocchia neppure per un’ora. I Papetti andarono a Milano, al convento dei Cappuccini, e qui non fu negato loro l’aiuto. A benedire i locali arrivò questo padre dalla barba lunghissima, bianca e candida: padre Geminiamo, appunto, originario della provincia di Bergamo. Forse perché figlio di contadini, il cappuccino entrò immediatamente in sintonia con tutti i Papetti, tanto che sposò Giuseppe, Enzo, Cristina e battezzò molti dei loro figli. Piaceva la sua profonda saggezza, e il sereno alludere alla grazia delle future circostanze. Insomma, seppe portare quiete. E, nella preoccupazione, infiltrare la speranza. Grandi meriti ebbe anche la signora Angela: ad esempio, ad affrontare gli eventi senza mai farsene travolgere. Lei, così come nel passato, continua a rivelarsi veramente una grande donna: ha sacrificato l’intera sua esistenza per la propria famiglia, senza mai concedersi un lusso, una distrazione; paradossalmente ha avuto poco ed al tempo stesso tantissimo, appagata dall’amore dei suoi famigliari.

UNA NUOVA SVOLTA
Sul finire del 1992 i fratelli Papetti attuarono un’ulteriore svolta: e al macello e al salumificio abbinarono lo spaccio aziendale per la vendita di carni (anche quelle bovine) e salumi. I Papetti si muovono come una squadra che conosce alla perfezione le sincronie ed i compiti da svolgere: Anna e Cristina gestiscono le pratiche burocratiche, lo spaccio e alcuni mercati di “Campagna amica”, promossi dalla Coldiretti; Alessandro si prende cura degli allevamenti dei maiali; Giuseppe si occupa della riproduzione e della coltivazione dei terreni, oltre a mantenere le relazioni esterne: in famiglia gli riconoscono la fama di “cervello”, perché ha accumulato ottime esperienze, all’estero, parla fluentemente inglese, tedesco e, da qualche anno a questa parte anche il mandarino. Enzo si divide tra il macello ed il salumificio per quanto concerne la produzione di salumi. Gabriele, possiede pure lui una discreta fama in seno ai suoi famigliari: è il “saggio”, così soprannominato proprio per le sue capacità decisionali e per la sua grande sensibilità: egli si occupa della gestione ed organizzazione mercati a km zero, dei rapporti con clienti e fornitori e della gestione del personale, oltre che della supervisione dell’intera filiera. In questi periodi di crisi - dove l’agricoltura resiste meglio di altri comparti, ma inevitabilmente risente della vertiginosa crisi di consumi - la profonda unione dei fratelli Papetti rappresenta la scossa nevralgica dell’azienda agricola San Francesco.

LE SPERANZE DI OGGI
Tante volte, quando subentra l’ansia, ad Anna Papetti tornano in mente gli insegnamenti dei genitori ed i valori da loro trasmessi, pur dentro, da parte paterna, quella atavica cornice di rigidità: la semplicità, l’umiltà, la disponibilità ad accogliere qualsiasi cosa e qualunque problematica, aiutando chiunque, perché quella della San Francesco è stata una casa il cui uscio è rimasto sempre aperto, per chiunque, e anche quando non si aveva tanto, quel che c’era, si condivideva. Tutt’oggi questi sentimenti sono valorizzati dalla forza carismatica della signora Angela Montana Papetti: è lei il collante che tiene unite le generazioni, il centro a cui tutti, in casa come in azienda, fanno riferimento. Da una cornice spicca il sorriso largo, dentro la foltissima barba, di padre Geminiano. Pare annuire con la testa più volte. Sempre sorridendo.

Eugenio Lombrado

Carica il pdf®Riproduzione riservata
INVIACI IL TUO COMMENTO
Commento (non deve superare i 1500 caratteri)
I commenti vengono moderati dalla redazione
Un commento.
Gengiscan 02 maggio 2016 22:16
VERI AGRICOLTORI CHE NON DISEBANO PER FAR MORIRE LA ERBA E NON CONCIMANO PER FAR CRESCERE TROPPO.VERI AMANTI DELLA NATURA,....UN ENCOMIO SOLENNE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CI VUOLE,ALTRIMENTI SE PUR DI GUADAGNARE GLI ALTRI IGNARI CONTADINI. ESAGERANO CON I DISERBANTI CI TOVIAMO TUTTI NEGLI OSPEDALI CON I TUMORI.....BRAVI.