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Eccellenze da scoprire-3
Hanno ridisegnato l’Arena di Verona
20 aprile 2017

Ha preso forma in uno studio professionale nato dalla passione di due fratelli architetti lodigiani di adozione (le radici sono a Cremona) il progetto che ha vinto il terzo premio del concorso lanciato dal Comune di Verona per creare una copertura all’Arena. La proposta presentata da 3Arc, lo studio di Roberto Ventura (residente a Codogno), del fratello Alfonso (che vive a Maleo) e del loro socio piacentino Roberto Pagani sè salito sul gradino più basso del podio garantendo ai tre un premio di 10mila euro ma, soprattutto, la conferma della professionalità raggiunta in venti anni di attività.

«CI INNAMORIAMO DELLE COSE»

Dodicimila metri quadrati da ricoprire con tutti i problemi connessi al peso e allo smaltimento dell’acqua, l’obbligo della “reversibilità” della struttura (tradotto: domani la si potrà smontare senza che lasci traccia alcuna), la fattibilità tecnologica e la compatibilità con l’uso dell’Arena come spazio per concerti e spettacoli: i due architetti lodigiani hanno dovuto districarsi in un progetto dai mille risvolti strutturali, impiantistici, storici e architettonici. «Per la parte ingegneristica ha collaborato con noi un nostro partner spagnolo, un team di Barcellona che ha curato la copertura dello stadio del Real Madrid - spiegano nella cornice del loro studio di Piacenza, un open space affacciato sul cortile dell’ex Cavallerizza di Stradone Farnese, di fronte a Eataly -. Noi ci abbiamo ragionato sopra per tre o quattro mesi lavorando con il nostro sistema. Nella prima fase preparatoria ci si incontra e si discute sull’idea da sviluppare poi la si fa decantare. Una volta concordata l’idea i ritmi diventano più serrati». Per l’Arena hanno pensato a un sistema di tiranti e di pilastri. Esterni all’anfiteatro ma comunque compresi in quello che era una volta il volume dell’anfiteatro, del cui anello esterno rimane in piedi solo una porzione composta da quattro archi. Per il deflusso dell’acqua hanno invece progettato un sistema di tubi in pressione grazie a piccole autoclavi. Un progetto premiato con il terzo posto e 10mila euro: «Ma per noi i concorsi sono il modo per mettere a frutto le idee e le esperienze maturate nei lavori precedenti. Non lo facciamo per soldi. Tra spese varie e ore dedicate non c’è convenienza economica. Partecipiamo ai concorsi che sentiamo vicini al nostro modo di pensare gli spazi urbani, il nostro campo. I concorsi di cui ci innamoriamo. Noi ci innamoriamo delle cose». Per la cronaca, al concorso internazionale di idee lanciato a marzo dal Comune di Verona sono state presentate 87 proposte e ne sono state valutate 84, di cui 24 provenienti dall’estero. Il primo classificato è stato lo studio di ingegneria tedesco Schlaich Bergermann and partners con il gruppo Gerkan Marg and partners: una realtà composta da un centinaio di professionisti e specialisti.

L’ESORDIO (PREMIATO) A CANZO

Roberto, il più giovane dei due, è nato nel 1968 ed è sposato con Evelin, ingegnere ambientale. Alfonso, nato nel 1960,è sposato con Giuseppina e ha una figlia, Elena, studentessa universitaria in Management del Turismo in Olanda. Entrambi hanno poi anche vestito i panni dei docenti al Politecnico e all’Università di Pavia Nel 1997 all’indomani della laurea di Roberto in Architettura al Politecnico di Milano, lui e Alfonso (che nel frattempo, dopo la medesima laurea, si era “fatto le ossa” in uno studio) aprono una loro società a Cremona per poi trasferirsi a Pizzighettone e, sei anni fa, a Piacenza. L’esordio è uno di quelli da incorniciare: nel 1997 partecipano infatti al concorso per il restauro e l’ampliamento del municipio di Canzo, nel Comasco, vincendo il primo premio. Il loro progetto andò perfino oltre le aspettative del committente: oltre all’ampliamento del municipio, un edificio dell’Ottocento, proposero la realizzazione di un nuovo edificio (al posto di un immobile preesistente non di pregio) in cui realizzare l’aula consigliare e altri uffici. Il risultato fu un complesso che ha ridefinito il centro del paese e che valse la pubblicazione su prestigiose riviste di settore e il premio Maestri Comacini, una sorta di “Oscar” nell’ambito dell’architettura.

IL LODIGIANO E LA LOGISTICA

Inevitabile porre qualche domanda ai due fratelli sullo sviluppo urbanistico del Lodigiano di questi ultimi decenni, a cominciare dal tema della logistica. «L’idea che si ha della logistica è la stessa che si ha delle case popolari, quella di “cose brutte” da fare più lontano possibile dal proprio Comune. Così si finisce con il farle a ridosso del paese vicino come fossero ghetti e la ghettizzazione è sempre una soluzione sbagliata perchè si creano situazioni che dopo 20 o 30 anni si devono ricucire portando strade e servizi». Meglio invece pensare a zone periferiche al tessuto urbano ma non aliene da questo con servizi, verde, aree ciclabili: «Di esempi del genere in Europa ce ne sono stati, sarebbe bastato prestarci attenzione. Da questo punto di vista c’è stata negligenza, questo sì».

Fabrizio Tummolillo

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