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Ispra
Bollino nero per le acque del Lodigiano: troppi pesticidi
4 marzo 2017

Ancora pesticidi nelle acque. Lo testimoniano gli ultimi dati del rapporto Ispra pubblicato in questi giorni. A essere presa in considerazione è la valle del Po e a finire nel mirino sono le coltivazioni, dal vino al mais. Lodi città se la passa bene, ad avere il bollino nero sono soprattutto l’area intorno a Melegnano e Paullo, poi quella intorno a Sant’Angelo, la zona del Codognese e il sud del territorio, tra Codogno e Piacenza. Qui le concentrazioni ritrovate nelle acque superficiali sono maggiori. In buona salute, per fortuna, sono ancora le acque sotterranee, cioè quelle di falda, ma la preoccupazione è alta. L’acqua di superficie contaminata inquina la flora e la fauna e i prodotti che vengono irrigati e poi finiscono nei nostri piatti. Il sindaco di Orio Pierluigi Cappelletti chiede che l’Arpa assuma più personale per aumentare i controlli. Il presidente di Legambiente Andrea Poggio sollecita un incremento dell’agricoltura biologica. Nel 2014 il monitoraggio del bacino del Po che ha riguardato 570 siti delle acque superficiali e 1035 delle acque sotterranee mostra una diffusa contaminazione da pesticidi della valle del Po. Pesticidi sono stati trovati in oltre il 70 per cento dei siti nelle acque superficiali (per il 32,6 per cento superiori agli standard di qualità ambientale) e in oltre il 40 per cento dei siti nelle acque sotterranee, anche se per questo secondo aspetto il Lodigiano è virtuoso. Nelle acque superficiali, ad essere più presenti sono il glifosate e il metabolita Ampa. Il glifosate è l’erbicida più diffuso: utilizzato nei vigneti finisce nelle acque di superficie, insieme al suo principale prodotto di degradazione, l’acido aminometilfosfonico (Ampa). Quest’ultimo è stato trovato nel 40 per cento dei casi. A fare la parte del leone sono anche l’imidacloprid, la terbutilazina, il suo metabolita terbutilazina-desetil e il metolaclor. Sono state individuate poi tracce di azossistrobina, bentazone e boscalid. «Il confronto dei dati di monitoraggio - spiegano gli esperti dell’Ispra, in particolare gli autori della stesura Pietro Paris e Danila Esposito - con i limiti di concentrazione stabiliti dalle varie normative offre una visione generale di un livello di contaminazione importante, nonostante le misure messe in atto per una riduzione dei rischi derivanti dall’uso dei pesticidi. Il limite di 0,5 microgrammi al litro è quello stabilito per i pesticidi nelle acque potabili. Nella valle del Po, in generale, il 29,4 per cento dei punti ha una contaminazione compresa tra 0,1 e 0,5,. Il 33,3 per cento ha una concentrazione superiore a 0,5. L’eventuale uso dei corpi idrici come fonte di acqua potabile potrà richiedere almeno per alcune sostanze interventi di abbattimento delle concentrazioni. Un microgrammo, invece, è il limite ambientale applicabile alla somma dei pesticidi. Nel 20,3 per cento dei casi la concentrazione non è compatibile con la salvaguardia degli ecosistemi acquatici. Anche gli altri organismi, però, compreso l’uomo, sono esposti, attraverso la catena alimentare, a miscele di pesticidi».

Cristina Vercellone

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22 commenti.
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albino marx 07 marzo 2017 08:36
Il Nostro Paese, si è sviluppato sulla ricerca, purtroppo su quella pochissima ricerca dove non si è mai investito. Arcagna e Tavazzano hanno insegnato senza ricorrere all’OGM. Varietà immense di vegetali, sono stati selezionati senza la necessità di prodotti chimici e l’ingegneria genetica l’ha operata la natura con il contributo dell’Uomo. Si sono selezionate specie più produttive, più resistenti a parassiti, terreno, acqua e condizioni ambientali ma non con l’obiettivo che fossero resistenti ai veleni come ad esempio il glifosato. Non sono certo un oscurantista anzi, credo proprio nella ricerca sana e sostenibile, credo nel rispetto dell’ambiente e nella biodiversità, credo (speriamo) che il cervello funzioni ancora e cerco di usarlo e non farlo attrappire con atti di fede di un mondo che ci vuol far credere ciò che interessa ai grandi poteri finanziari, alle lobby delle multinazionali, all’appiattimento ed il controllo mondiale dell’alimentazione. Ricordiamoci, ogni tanto, di essere Italiani, di avere una ricchezza come il Nostro Paese, un’esperienza millenaria, una cultura ed un’etica che dobbiamo difendere, anche a denti stretti.
Druido 06 marzo 2017 20:36
@albino marx,quelli che la pensano come te uccidono la ricerca italiana!
albino marx 06 marzo 2017 18:20
Ma certo. OGM + glifosato, connubio perfetto. La biodiversità? Roba di una volta. Quello che conta sono i soldi in banca. Vergogna. PS. Con l'OGM di venti schiavo delle multinazionali ma forse a qualcuno non interessa. Tanto, paghiamo noi.
Trattorino85 06 marzo 2017 15:01
Lodi, la provincia più cancrenosa di tutto il mondo.
Druido 06 marzo 2017 10:50
Meno ogm più pesticidi....
scontenta 06 marzo 2017 10:35
P.S:le multe delle quote latte chi le paga?
l'ho chiesto molte volte,rispondo io NOI 80 euro a testa
scontenta 06 marzo 2017 10:33
il problema è vasto e non risolvibile in poche parole
di certo non c'è una cultura del rispetto dell' ambiente e del consumatore
salvo rare eccezioni , l obbiettivo è produrre molto con il minimo della spesa senza considerare qualità e territorio
il consumatore ha le sue colpe :vuole comprare molto e a poco, non conosce il sapere vero dei cibi, vuole tutto già pronto e si accontenta di sapori appetibili a scapito della qualità e della genuinità
il tutto danneggia la buona cucina,la sana alimentazione,l'allevamento degli animali (salvo rare eccezioni, è meglio non sapere e abbuffarsi)
l'inquinamento , ecc ecc
tutto poi torna contro noi e della qualità della nostra vita ,di ciò che lasceremo ai nostri figli:debiti e ambiente distrutto
siamo una società ottusa e rapace
Druido 06 marzo 2017 09:26
Ma passiamo agli OGM che è meglio....e prima di criticare....informatevi!
albino marx 06 marzo 2017 07:44
Nessuno o pochissimi notano i cambiamenti degli ultimi cinquant'anni. I campi di grano erano dipinti dai papaveri rossi e le stoppie colorate di camomilla. Le notti estive illuminate dalle lucciole ed i silenzi rotti dai grilli, i pipistrelli erano i padroni della notte contesa alle falene e cedevano, al giorno, al garrito delle rondini chiassose. Il ramarro rubava il sole ed il frastuono delle cicale veniva interrotto dal gracidare delle rane o all'incessare delle raganelle. Anche le zanzare, nostre nemiche di un tempo, erano nostrane e ci infastidivano solo di notte. L'economia contadina si basava anche sui filari di alberi che delimitavano i fossi, alberi che ad ogni inverno, davano legna per riscaldare. I gelsi dai golosi frutti erano il cibo per il baco da seta e le campagne sembravano mari d'erba fresca punteggiata dai ranuncoli. Le acque limpide ricche di pesce. Nidi di uccelli che stimolavano la nostra curiosità, la nostra fantasia ed ampliavano la nostra conoscenza. Le erbe selvatiche erano parte della nostra cultura alimentare che scandiva le stagioni così come i frutti della terra di cui apprezzavamo le primizie. Le giornate erano infinite ed il giorno dopo, un nuovo giorno pieno di scoperte. Dov'è finito tutto questo?
bruno59 06 marzo 2017 07:00
Cloro,lo dice la tradizione:
"Contadino,scarpe grosse ,cervello fino."
La cultura non porta soldi,vedi pesticidi,trattori giganteschi che attraversano i paesini con il beneplacito dei sindaci,sacchi plastica dei prodotti usati abbandonati a bordo campo,liquami sparsi per strada goccia a goccia invece dello smaltimento regolare..
Chi vuole continuare?