NEWS
PRIMOPIANO
L’inchiesta
Droga, la “caccia al tesoro” per la dose quotidiana: la storia di Marco
9 gennaio 2017

Nella sua testa l’unica cosa che contava era l’eroina. Da fumare. Tutta la giornata era scandita dal ritmo della droga: comprarla, usarla e trovare i soldi per la prossima dose. Il resto non aveva più importanza. E non l’ha avuta per cinque lunghi anni, nei quali ha perso tutto quello che c’era da perdere: amici, famiglia, lavoro, soldi. Persino i chili lo avevano abbandonato, era magrissimo, con il viso scavato e la sua vita si era davvero ridotta a un lumicino, quello del suo accendino. Chissà, forse sarebbe andato avanti così, Marco (il nome è di fantasia, ndr), se non avesse ritrovato sulla sua strada l’amico di sempre. L’amico d’infanzia, quello dei giochi da bambini, delle scuole elementari e poi delle medie, quello delle risate. L’unico che abbia trovato il modo e il tempo di aiutarlo: «Mi dispiaceva tantissimo per lui - racconta il giovane, che preferisce restare nell’anonimato -, mi ero anche accorto che tutti coloro ai quali Marco si era rivolto per disperazione gli avevano chiuso la porta in faccia, quindi non solo si era isolato ma... era stato “scaricato” da tutti gli altri, una cosa che ho trovato profondamente ingiusta. Allora ho provato a convincerlo a rivolgersi al Sert, ma prima che lo prendessero in carico è passato del tempo». Ed è stato proprio in quel lasso di tempo che ha scoperto come, anche nel Lodigiano, sia facile procurarsi la “roba”.

«La cosa che mi ha davvero stupito - continua l’amico, che ha deciso di raccontare la vicenda al «Cittadino» - è come sia semplice trovare la droga. È praticamente ovunque e l’accesso è facilissimo». All’inizio Marco non poteva sopportare l’astinenza: «Non riusciva a muoversi, non poteva fare nulla. Restava chiuso in casa, fermo nel letto con la televisione accesa, senza mangiare. Non voleva addormentarsi perché poi al risveglio era peggio e i dolori non passavano mai». Fino a quando decise che era arrivato il momento di comprare dell’eroina, prima di tentare la strada del Sert, prima di provare a uscirne. «Mi sono offerto di accompagnarlo, in quello stato non so cosa avrebbe combinato, con il senno di poi non lo farei più», precisa il ragazzo.

Ci sono dei “posti fissi” dove la gente come Marco va a rifornirsi, in mezzo ai campi. «Sul suo cellulare aveva i numeri di telefono degli spacciatori, quasi tutti nordafricani - spiega l’amico -. Ne contattava uno e si mettevano d’accordo, anche se poi non era detto che una volta raggiunta la destinazione lo spacciatore fosse ancora lì. Aspettano su strade di campagna, tra i paesi del Lodigiano, ricordo di averlo portato a Bargano, a Cervignano, a San Zenone, facendo dei giri assurdi. Un grammo di eroina costava 20 euro, per la cocaina il prezzo saliva a 70 euro». Quando Marco ha iniziato la sua risalita al Sert, il suo “angelo custode” gli ha spaccato una volta per tutte la sim del telefono, la scheda che memorizza i numeri.

«Gli spacciatori rispondono solo ai numeri di telefono che conoscono, inoltre, visto che ero in macchina con Marco e non sapevano chi fossi, controllavano sempre, guardavano nell’abitacolo. A un certo punto della giornata, generalmente a metà mattina, accendono il cellulare e da lì iniziano le richieste», racconta l’amico. Si paga tutto in contanti, ovviamente, al massimo, se si è fortunati, si può tentare di barattare la droga con il cellulare. «È impressionante il giro di clienti. Ricordo che un giorno sulla stradina di campagna di Bargano c’era un traffico incredibile, con una cinquantina di macchine tra chi andava e chi veniva, nemmeno ci stavano due macchine l’una a fianco dell’altra in quella strada! C’era gente di tutte le età, da 18 a 60 anni, pazzesco, in alcuni momenti sembrava quasi di stare nel film Trainspotting». Poi tutto questo è finito, Marco ha iniziato la sua terapia al Sert.

Oggi Marco non si fa più, ma continua a usare farmaci per “stare su”. Anche questa fase, si augura l’amico, finirà. Così come si augura che quelli come Marco possano trovare più facilmente aiuto. Sì, Marco ha ripreso a mangiare, è tornato a lavorare. Ad avere una vita... vera. In alcuni momenti sente che andrà sempre meglio: «Ma come ho fatto a essere così stupido? - si chiede -. Come ho fatto a perdere così tanto tempo?».

®Riproduzione riservata
INVIACI IL TUO COMMENTO
Commento (non deve superare i 1500 caratteri)
I commenti vengono moderati dalla redazione
2 commenti.
miriam 10 gennaio 2017 13:55
grande un Amico con la A maiuscola....Sicuramente il Signore Ti ripagherà per tanto bene....Auguri
Pierino 10 gennaio 2017 09:08
ìo non avrei avuto coraggio a fare quanto fatto ...complimenti...