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giovedì 22 giugno 2017 ore 14:10
S. Paolino da Nola
IL GIORNALE IN EDICOLA
PRIMOPIANO
Andrea Ghianda
Un santangiolino al fianco di Bono degli U2
22 dicembre 2016

«Sono partito nel 2008, non si parlava ancora di crisi – spiega Andrea Ghianda, santangiolino che da ormai otto anni vive a Bruxelles, dove lavora per l’Organizzazione non governativa One, fondata da Bono Vox, il cantante degli U2 -. Prima di partire lavoravo in un’agenzia di comunicazione, ma quando la mia ragazza, che oggi è mia moglie, è stata accettata per un dottorato a Bruxelles, abbiamo deciso di fare le valigie e di cambiare vita». Non sono mancati momenti di panico: «All’inizio faticavo a trovare lavoro, ho finito i risparmi, ho venduto la macchina – racconta -. Poi pian piano ho trovato la mia strada, un lavoro a tempo indeterminato, e ora io e mia moglie abbiamo una bambina e io mi occupo di comunicazione per One».

Oltre alle Ong e, naturalmente, all’Unione europea, a Bruxelles dominano un’atmosfera culturale e sociale vivace, che la rendono un punto di approdo per tanti giovani di tutta Europa, un crocevia importante dove si parlano tutte le lingue: «Prima veniva solo chi lavorava nel grande apparato dell’Unione europea. Ora, invece, ci sono molti italiani che approdano per altri motivi, magari perché hanno fatto l’Erasmus qui e hanno già dei contatti, oppure semplicemente perché vogliono rifarsi una vita – afferma Ghianda -. In realtà, c’è una lunga tradizione di immigrazione italiana in Belgio, che comincia già negli anni Cinquanta, quindi ci sono italiani presenti in molti settori della società». I ragazzi che negli ultimi anni sbarcano a Bruxelles, quindi, si buttano in attività di ogni tipo: «Un amico ha aperto un negozio di pasta fresca, ad esempio, e poi nel campo della ristorazione ci sono molte opportunità». Bruxelles è un porto di mare in cui chiunque può trovare un modo per emergere, a patto di avere pazienza, un po’ di fortuna e tanta forza di volontà: «Bruxelles è qualcosa di profondamente diverso dal resto del Belgio, è una vera e propria metropoli dove si incrociano persone di molte provenienze geografiche diverse, e gli italiani sono sicuramente ben visti». La voglia di tornare, però, ogni tanto torna a farsi sentire: “Ci piacerebbe tornare in Italia, perché le nostre famiglie sono lì, e vorremmo che la nostra bimba passasse del tempo con i nonni. Però – ammette Ghianda – è difficile rifare il salto nel buio quando non hai più venticinque anni e hai una figlia. C’è un po’ di paura». Di primo acchito, Andrea confessa il suo pessimismo: «Lavoro da anni nell’ambito della comunicazione politica, è difficile rimettersi a operare nel campo della comunicazione aziendale. Però, sono anche convinto di aver maturato una certa esperienza: se in Italia c’è un grande immobilismo per chi è agli inizi, chi ha esperienza può ancora trovare il giusto spazio».

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