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Stagione di chitarra, per il futuro «servono garanzie»
20 settembre 2017

«Nessuno ci ha detto la “Stagione” non si farà più, ma noi abbiamo bisogno di certezze per allestire le future rassegne». Dopo il grido d’allarme («non so se è un arrivederci o un addio») lanciato domenica alla fine del concerto di Dimitri Illarionov, fuoriclasse russo che ha chiuso tra gli applausi l’edizione 2017 della Stagione internazionale di chitarra classica, il direttore artistico Mario Gioia torna a parlare del futuro della manifestazione che nel giro di 12 anni ha trasformato Lodi in una delle capitali delle sei corde. «Il budget è sempre più ristretto – spiega Gioia, “anima” dell’Atelier chitarristico laudense, il sodalizio che dal 2006 organizza la kermesse che nel corso delle edizioni è cresciuta in modo esponenziale portando sulla ribalta lodigiana i migliori chitarristi classici a livello mondiale -. Anche la Fondazione della Bpl ha ridotto i finanziamenti in vista del prossimo anno. Ma questo non è un grosso problema: ci siamo sempre arrangiati, pagando di tasca nostra il cachet degli artisti. La questione è un’altra: alle istituzioni chiediamo chiarezza, perché ci serve tempo per programmare. Per la prossima edizione, se ci sarà, abbiamo messo in preventivo di spendere 11mila euro, anche se finora non è stato firmato nessun impegno con i musicisti». Prima il direttivo dell’Atelier dovrà valutare le risposte del Comune: «Ho già parlato con l’assessore alla cultura Lorenzo Maggi che è stato gentilissimo. Ci ha chiesto di mettere per iscritto le nostre richieste – continua Gioia -. Ci servono certezze su tre fronti: il pagamento delle competenze Siae, circa 150 euro a concerto, l’uso gratuito delle sale cittadine dove si tengono le esibizioni e il pagamento della maschera. Non si tratta di grandi “finanziamenti”, ma sono aspetti necessari per potere organizzarci al meglio. Allestire il calendario di una Stagione richiede molto tempo. Per questo ci troviamo spesso a sollecitare, altrimenti la “macchina” comunale, con la scusa che ci sono pochi soldi, rimarrebbe ferma». In questi anni la Stagione si è rivelata inoltre un traino per fare scoprire la città: «Gli spettatori dei nostri concerti sono per buona parte “forestieri”. Spesso arrivano anche dall’estero. Per questo dico che non possiamo “navigare a vista”: proponiamo musica d’arte ad altissimo livello, abbiamo trasformato la passione di pochi in un evento di caratura internazionale. Questo deve essere un vanto per la nostra città. Con il Comune non c’è alcun astio, anzi, i rapporti sono molto cordiali: capisco che ci siano cose più urgenti da risolvere, ma le spese per la nostra Stagione sono molto basse. Con 200 euro a concerto portiamo a Lodi i migliori chitarristi del mondo». Alternative in caso di ulteriore diminuzione del budget? «Potremmo allestire una Stagione in tono minore, ma non avrebbe senso. Se le condizioni non saranno accettabili, chiuderemo baracca e burattini. Senza rancore verso nessuno, ma consapevoli di avere sempre fatto il massimo per la città e per la divulgazione della musica d’arte».

Fabio Ravera

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