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opere d’arte
Codogno riabbraccia il Guercino “ritrovato”
27 giugno 2017

Ritornato là dove è stato esposto per mezzo secolo. Ma stavolta tutelato da sistemi di sicurezza appositi, come si conviene ad ogni preziosa opera d’arte. Dipinto nel 1658 da Giovanni Francesco Barbieri – conosciuto ai più come “il Guercino” - , l’olio su tela “Le Sante Chiara e Caterina” è tornato lunedì mattina nella cappella dell’ospedale di Codogno. Di nuovo appeso a fianco dell’altare dove era stato fin dalla seconda metà degli anni Sessanta, in qualità di deposito esterno concesso all’ospedale di Codogno dalla Pinacoteca milanese di Brera. Assieme alla tela del Guercino, è stato restituito anche l’altro quadro sempre dato in deposito da Brera e di cui finalmente si sa ora la titolazione corretta: si tratta di un’opera di un altro tra i più valenti pittori del Seicento, ovvero Francesco Albani (e non “Giorgio Albani” come erroneamente riportato a lato del quadro), l’opera intitolata Sacra Famiglia, San Tommaso d’Aquino, San Filippo Neri ed angeli (come catalogato anche nella fototeca “Fondazione Zeri” di Bologna). E dunque: da lunedì Codogno ha di nuovo sul suo territorio i suoi due più preziosi “gioielli” d’arte. Imballati in maxi casse di trasporto appositamente realizzate, le due opere sono arrivate nel cortile dell’ospedale intorno alle otto e mezza, trasportate nei camion della “Liguigli Fine Arts Service”, nel cui deposito alle porte di Lodi erano in custodia da metà aprile. Ad attenderli, l’assistente dell’area tecnica degli ospedali di Codogno e Casalpusterlengo, il geometra Gianmarco Soffientini. A quel punto sono potute iniziare non solo le delicate operazioni di riposizionamento dei quadri ma anche quelle di posa e completamento dei nuovi sistemi di sicurezza e protezione delle due tele. In primis i due nuovi cristalli di sicurezza: pronti a proteggere le opere fino ad un metro e settanta circa di altezza, i nuovi vetri sono anti-sfondamento e misurano 12 millimetri di spessore, il doppio di quelli che prima “proteggevano” le due tele e che pure non erano anti-sfondamento. Ecco poi i sistemi di allarme: due telecamere di videosorveglianza attive “h24” ed un impianto elettronico di allarme a protezione dei due quadri. «Tra costi di deposito, vetri di sicurezza, impianti di allarme e videosorveglianza, abbiamo speso indicativamente 10 mila euro», così l’architetto Maurizio Bracchi, responsabile del dipartimento tecnico-amministrativo dell’ex Azienda Ospedaliera del Lodigiano (oggi Asst). In cappella era presente anche l’assessore alla cultura del Comune di Codogno Maria Rapelli, così come hanno fatto capolino anche diversi operatori sanitari. Tutti attratti dal ritorno in ospedale del Guercino “ritrovato”. In proposito, farà piacere sapere che diverse sono state le persone (anche da fuori provincia) che nei mesi scorsi sono arrivate nella chiesa dell’ospedale di Codogno proprio per ammirare questo quadro. Già capace di attrarre visitatori e generare interesse culturale.

Luisa Luccini

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