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CULTURA
Prima visione
La verità sull’amore tra blog, libro e cinema
31 marzo 2017

Attenzione, se il passaggio dal libro al cinema è - sempre - un tuffo con un coefficiente di difficoltà altissimo, quello dal web al grande schermo raddoppia i rischi e la pericolosità al fattore massimo. Premessa obbligata mentre ci si prepara alla visione di La verità, vi spiego sull’amore, il film di Max Croci ispirato al libro omonimo di Enrica Tesio, che era nato a sua volta dal blog (seguitissimo) TiAsmo che l’autrice aveva aperto (come per una sorta di scrittura terapeutica) dopo esser stata lasciata dal compagno dopo una storia durata 7 anni, con due bimbi piccoli da accudire.

Questo è quello che il film riassume nel prologo, quasi sui titoli di testa, per inquadrare la storia e per non perdersi in una ricostruzione che suonerebbe superflua (i fan del blog in sala la conoscono a memoria, agli altri non serviranno altri particolari). Anno per anno gioie - prima - e dolori - poi - della vita di coppia che va a frantumarsi contro lo scoglio del settimo anno raccontati in un pugno di minuti e con un montaggio dinamico. Quello che invece serve (e in fretta) al film è ricreare il clima, l’atmosfera pop e leggera che la scrittura della Tesio garantiva e che qui diventa - si è detto - l’obiettivo più difficile da raggiungere. Ecco allora il dialogo serrato, gli sguardi in macchina, ed ecco Dora con la sua vita da mamma-gazzella che ogni mattina si sveglia per correre più veloce del problema che se la vuole inghiottire, sia esso il mutuo da pagare, l’asilo a cui accompagnare i bimbi, la nostalgia per l’amore perduto o chissà che altro. Attorno a lei un variopinto universo che va dall’amica single Sara, al “tato” Simone, le due nonne in antitesi, fino all’ex compagno Davide. Il mondo che animava in maniera brillantissima la pagina scritta e che qui bisogna far stare dentro a una storia che richiede una “grammatica” differente. Cifra che non deve far perdere brillantezza a tutto il racconto. Sempre di commedia stiamo parlando…

Croci fa parlare spesso la sua Dora (Ambra Angiolini) con lo sguardo in macchina, quasi a ricreare il dialogo tra autrice e lettore del web, ma eccede forse nelle “spiegazioni” del titolo. Il film finisce così per incasellare troppo: le mamme-tipo, l’amore-tipo, i maschi-tipo. Ciò che nella scrittura funzionava sempre qui qualche volta inciampa, anche se Croci conferma di avere quello stile personale che aveva già mostrato nei lavori precedenti (i due lungometraggi arrivati dopo una produzione importante che comprende corti, documentari, web serie e tv). La ricerca dei colori, dei luoghi (Torino) che diventano un po’ personaggio, la direzione degli attori (qui spiccano, a parte la protagonista, le nonne Pia Engleberth e Giuliana De Sio, il “tato” Edoardo Pesce e l’amica Carolina Crescentini).

Si sorride, spesso, qualche volta anche in maniera un po’ amara, ci si affeziona alla lotta di Dora che scandisce l’uscita di casa tutte le mattine con automatismi di fantozziana memoria, ci si interroga e si osserva il mondo attraverso i suoi occhi, anche se i momenti più brillanti restano quelli presi di peso dalla pagina scritta di Enrica Tesio. L’impressione è che molti altri - momenti - fatichino a diventare autonomi, ad uscire dalla penna. Quando la storia deve lasciare il blog per diventare definitivamente film. Nella buona e nella cattiva sorte, come recita il bidello-poeta Simone, ben sapendo che è però in quella “media” che bisogna imparare a stare.

Lucio D’Auria

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