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Alpinismo
Da zero al Cervino, l’impresa di due giovani lodigiani
29 agosto 2017

Quando sono arrivati in vetta, a 4478 metri sul livello del mare, hanno pianto. Troppa l’emozione per il risultato raggiunto, per i due anni e mezzi di allenamenti e tentativi falliti, per quella vista mozzafiato che ti lascia con il cuore in gola.

Mattia Valsecchi e Francesco Lodolo, il primo 29enne di Sant’Angelo, dipendente di un’agenzia per la comunicazione digitale, il secondo 30enne di Lodi, ingegnere, sono arrivati lo scorso fine settimana in cima al Monte Cervino, dopo una scalata durata due giorni accompagnati dalle esperte guide locali. Lassù, sulla croce simbolo delle vette alpine, sono rimasti solo un minuto: il tempo di una foto, di godersi quel momento. Il vento infatti era fortissimo, e il meteo non prometteva nulla di buono. E così hanno iniziato subito la discesa.

«È stato molto più difficile di come ce lo aspettavamo - racconta Mattia -. La stanchezza psicologica, mista a quella fisica, ti distrugge, e rimanere concentrato per così tante ore, dormendo poco, è difficilissimo. Abbiamo pianto sia io che lui, quando siamo giunti in cima. Era il nostro obiettivo. Abbiamo provato emozione, soddisfazione, e anche un sospiro di sollievo per i genitori».

L’impresa è nata quasi per caso due anni e mezzo fa, quando Mattia e Francesco si sono incontrati a una “rimpatriata” fra ex compagni di liceo. «Francesco ha visto la cima del Cervino come sfondo del mio telefono e fra una birra e l’altra mi ha detto “perché non lo scaliamo?”. E nata quasi come un gioco, partivamo tutti e due da zero, ma da quel momento abbiamo iniziato ad allenarci. Prima in palestra, sulla parete di roccia della Faustina, poi con la scalata di qualche monte lombardo, come il Resegone e la Grigna, poi di alcuni 4000, come il Gran Paradiso e il Breithorn. Fino ad arrivare al tentativo di scalare il Cervino dello scorso anno». Il 24 settembre 2016 Mattia e Francesco sono arrivati al bivacco Carrell, a 3830 metri, ultima tappa prima dell’ascesa finale, «ma una bufera improvvisa ci ha costretti a rinunciare». Anche quest’anno non è stato semplice. Per tre fine settimana infatti gli amici-scalatori hanno raggiunto il rifugio Oriondè Duca Degli Abruzzi, a 2082 metri, la prima volta in luglio, poi il 5-6 agosto e il 12-13, ma ogni volta le guide alpine hanno consigliato di rimandare per la presenza di neve o di brutto tempo. Sabato e domenica scorsi, invece, è stata la volta buona. «Abbiamo percorso la “via normale italiana”, partendo da Cervinia. Alle 17 di sabato eravamo al bivacco Carrell e domenica, alle 4.20, siamo partiti per l’ultimo tratto, percorso in 4 ore. La cresta finale è una passerella di venti metri, larga 30 centimetri, con 2000 metri di burrone da una parte e dall’altra. Il vento era forte e nevicava. È anche volata via la telecamerina di Francesco. Ci siamo assicurati alla croce, solo un minuto, poi abbiamo iniziato la discesa. Con noi c’erano le guide della Società Guide Alpine del Cervino, Corrado Gaspard e Federico Camangi. Senza di loro non ce l’avremmo fatta, con la partenza alle 4 cammini le prime due ore praticamente al buio, e lì ci sono anche tanti incidenti. Sono stati i nostri angeli custodi».

Davide Cagnola

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