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S. Vincenzo di Lérins
IL GIORNALE IN EDICOLA
CHIESA
Cartoline quasi dalla fine del mondo
17 dicembre 2015

«Buenos Aires, marzo 1958. Carissimi, vostro zio avanti all’entrata della grotta di Lourdes che esiste qui nella Patagonia nel paese che si chiama Deseado vi manda i più cordiali saluti e auguri per le feste di Pascua. Fin qui vado bene e colla grazia di Dio, sono andato ancora fino alla Terra del Fuoco. Finite le vacanze incominciamo l’anno scolastico. Saluti alle Suore da parte di quelli che lavorano giù nella Patagonia o Terra del Fuoco. Un bacio ai bambini ed un caldo abbraccio a Paolo, Pino, Mariuccia ed i suoi. Vostro aff. Don Enrico».

La grafia, l’inchiostro, le notizie che arrivano da un altro secolo e “quasi dalla fine del mondo”. E insieme a tutto l’affetto per la famiglia, una firma: quella di don Enrico Pozzoli, sacerdote di Senna Lodigiana.

Che Pozzoli, missionario salesiano, fosse proprio quel sacerdote che a Buenos Aires il 25 dicembre 1936 battezzò Jorge Mario Bergoglio, il futuro Papa Francesco, è notizia pubblicata sul “Cittadino” in un articolo a firma di Francesca Cerri. Su queste pagine, sabato 17 maggio 2013, Cerri aveva portato alla luce la notizia incrociando numerose fonti tra cui le testimonianze dello stesso Papa Francesco e, non da ultimo, il libro di don Giulio Mosca La Diocesi di Lodi per la Chiesa nel mondo (2009). La notizia poi era stata rilanciata dall’”Osservatore romano”, che aveva citato il nostro quotidiano.

Papa Francesco è nato il 17 dicembre 1936 da una famiglia di immigrati piemontesi, in parte liguri nel ramo materno, e nella chiesa di Santa Maria Ausiliatrice della parrocchia di San Carlo Borromeo, nel quartiere Almagro di Buenos Aires, venne battezzato proprio dal missionario lodigiano don Enrico Pozzoli, che in Argentina si trovava già da trent’anni.

Nato a Senna il 29 novembre 1880, sacerdote salesiano dal 1903 e missionario dal 1906 fino alla sua morte avvenuta il 20 ottobre 1961, “padre Enrique” fu amico di famiglia dei Bergoglio ed ebbe un ruolo importante nell’accompagnamento della crescita e della vocazione del giovane Jorge Mario, come lo stesso Papa Francesco ha testimoniato.

Confessore di papà Bergoglio appena arrivato dall’Italia e che faceva riferimento ai salesiani, appassionato di fotografia come uno dei fratelli della mamma di Jorge Mario, Pozzoli – ha scritto Papa Francesco il 20 ottobre 1990 – «era il padre spirituale della famiglia». Aveva anche aiutato il padre di Jorge Mario a trovare lavoro dopo la recessione economica.

Di quel sacerdote lodigiano che battezzò il piccolo Bergoglio nella Notte di Natale di 79 anni fa, oggi da Senna arrivano alcuni scritti autografi, che con le fotografie don Enrico stesso inviava alla propria famiglia dall’Argentina degli anni Cinquanta. Scritti con un riferimento che si incrocia con la testimonianza del Papa. A conservarli sono i pronipoti del missionario, Mariano, Paolo Enrico e Antonella, che sono nati in quella stessa casa di Senna dove visse don Enrico e vicino alla quale abita oggi Mariano.

Facciamo un passo indietro. La famiglia di padre Pozzoli era composta dal sacerdote e da altri due fratelli: Ettore, il primogenito, la cui famiglia si è trasferita a Milano; e Paolo, oste a Senna Lodigiana, papà di Giuseppe e nonno di Mariano, Paolo Enrico e Antonella Pozzoli.

Se oggi Mariano Pozzoli abita a Senna, anche i suoi fratelli sono rimasti nel Lodigiano, in quanto Paolo Enrico abita a Quartiano e Antonella a Casalpusterlengo. Ed eccoli, i tre pronipoti di don Enrico, fotografati pochi giorni fa nella casa di Paolo. Ed eccoli ancora, in una foto del 31 luglio 1960 conservata da Antonella: i tre bimbi posavano con la mamma e con don Enrico, in piedi sulla sinistra, tonaca nera e occhiali, l’espressione in volto di un uomo in pace. Sul retro della foto la scritta «Zio Don Enrico, Maria, Mariano, Paolo, Antonella». E la data: «31.7.1960».

«Quando lo zio Enrico tornava era una festa per tutta la famiglia – ricorda Paolo Enrico, che da lui ha ereditato il secondo nome -. Quel giorno mi vennero a prendere all’asilo. Tutti i miei ricordi vivi sono legati a quel giorno. Era una festa così grande che mi fecero persino saltare l’asilo. E quando arrivai a casa trovai Mariano che era già tornato da scuola».

Mariano all’epoca aveva 7 anni e ricorda: «Lo zio Enrico portava sempre la tonaca nera, lunga. Non si separava mai dalla sua macchina fotografica». Aggiunge Antonella: «Mi ha fatto dei bellissimi ritratti fotografici quando ero piccola. Di lui mi rimane anche un quadro». E tutti concordano: «Era un artista. Ma soprattutto si è speso tutta la vita per il prossimo, nel silenzio». Mettendo a frutto tutte le cose che sapeva fare. Riecheggiando i racconti materni, Mariano prosegue: «Ricordo qualcosa riferito alla Terra del Fuoco. Là bisognava fare tutto, lui aveva costruito il campanile e mi sembra anche un orologio. Le cartoline che ci rimangono costituivano di fatto una corrispondenza. Le conservava mia madre, ora sono passate a me. Anche quando sono nato io nell’agosto 1953, un mese dopo lui aveva mandato uno scritto per me».

Una cartolina con una foto e un tenero messaggio: «Buenos Aires, settembre 25 – 1953. Carissimo Mariano, quando incomincerai a conoscere, il babbo, la mamma, il nonno, ti parleranno dello zio che nell’anno in cui celebrava le sue nozze d’oro, pregava per te nella Santa Messa (come lo vedi nella fotografia) pochi giorni prima che si ti aprisse (sic, ndr) la finestra a questo mondo. Pregava perché si ti aprisse felicemente, e seguita pregando affinchè cresca buono a perpetuare la nostra dinastia. Dio ti benedica, e la Madonna di protegga. Tuo aff. zio Don Enrico».

In quel settembre 1953 in Argentina Bergoglio stava per compiere 17 anni. Dirà poi Papa Francesco di Pozzoli: «È intervenuto in modo decisivo, nel 1955, con la storia della mia vocazione».

Una missione durata ben 55 anni, quella di Pozzoli in Argentina: la quasi totalità della sua vita sacerdotale. In alcuni momenti speciali o quotidiani erano redatti saluti, auguri e foto per i familiari di Senna.

«Carissimi Pino, Mariuccia, Mariano, Paolo e Antonella, i miei più cordiali saluti e auguri per le feste del Santo Natale e Capodanno Anno Nuovo e spero bene di tutti voi altri; un bacio a tutti i bambini. Aff don Enrico», si legge ad esempio.

E proprio le parole di don Enrico vogliamo lasciare che risuonino oggi attraverso il nostro quotidiano, esattamente così come le scrisse lui, sei decenni fa.

«Buenos Aires, 25 – 3 - 1957. Carissimi, in questo giorno festa della Madonna a Senna, mi sono ricordato in modo speciale di voi altri. Spero che tutti starete bene. E Paolino come cresce? Mariano andrà già dalle Suore? Io sto bene. Da due giorni sono ritornato da Ushuaia dove ho passato qualche giorno. Qui mi vedete seduto davanti ad una grotta messa fra le montagne. Qui abbiamo incominciato l’anno scolastico e quindi il lavoro. Avvicinandosi le feste pascuali ve li desidero felici con tutta l’abbondanza di grazie celesti. Saluti al R.do Parroco, alle Suore, Aspetto vostre notizie. Aff. Zio Don Enrico. Carissimo Paolo, fai il piacere di consegnare a Giuseppe l’altra fotografia».

Proprio in quel 1957 in Argentina Bergoglio è al primo anno di Seminario. Scrive il futuro papa Francesco sempre nella lunga testimonianza del 20 ottobre 1990: «Sono entrato nel Seminario nel 1956. Nell’agosto del 1957 mi viene la polmonite e sto per morire. Mi operano al polmone. P. Pozzoli mi visita durante la malattia. Durante il secondo anno di Seminario avevo maturato la vocazione religiosa. E così una volta guarito, in novembre, non torno più in Seminario e voglio entrare nella Compagnia. Ne parlo con P. Pozzoli, esamina la vocazione e dà il via libera. Sono frequenti le mie visite a P. Pozzoli e alla cappella di Maria Ausiliatrice». E ancora, un poco più sopra: «A lui ci si rivolgeva in famiglia ogni volta che c’era un problema o quando c’era bisogno di un consiglio. Ci ha battezzati tutti, meno il mio secondo fratello perché (nel gennaio – febbraio 1938) P. Pozzoli era a Usuahia».

“Usuahia”, cioè Ushuaia, Patagonia, “quasi alla fine del mondo”: proprio il luogo di cui parla don Enrico nella cartolina del marzo 1957 conservata dal pronipote Mariano. Don Enrico e Papa Francesco testimoniano – in tempi e modi diversi – la medesima quotidianità dell’impegno missionario del sacerdote lodigiano.

«Sappiamo che era benvoluto, alla sua morte ci sono arrivati degli scritti che chiedevano di poter lasciare che il suo corpo riposasse in Argentina», afferma Mariano Pozzoli.

La foto dell’estate 1960 ci consegna uno scatto dell’ultima volta in cui don Enrico tornò a Senna. Raggiunta ancora l’Argentina, sarebbe stato vicino alla famiglia di Jorge Mario per la morte di papà Bergoglio, il 24 settembre 1961, e il 20 ottobre si sarebbe spento a sua volta.

Oggi pare di risentirlo tutto, quell’affetto di zio: «Un bacio a tutti i bambini», e ancora: «Spero bene di tutti voi altri». E pare persino di vederlo fisicamente, quell’affetto, nel gesto familiare di don Enrico che tiene vicino Mariano e i suoi fratellini. Un affetto che, poco prima del 25 dicembre, i nipoti hanno voluto condividere con i lettori del “Cittadino” e con tutti i Lodigiani.

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